Il Tirreno

Grosseto

Dieci pecore sbranate, solo due rimborsate

Dieci pecore sbranate, solo due rimborsate

Roccalbegna, nuovo attacco al gregge di Franceschelli che negli ultimi sette mesi ha perso cento capi

2 MINUTI DI LETTURA





ROCCALBEGNA. Il gregge di Giacomo Franceschelli è di nuovo nel mirino dei predatori, lupi o ibridi che siano. In sette mesi, al pastore che tiene le sue pecore a Monte Labro e in un terreno sopra Roccalbegna, sono sparite cento pecore. E negli ultimi quattro o cinque giorni altre dieci mancano all’appello.

«Ma di dieci pecore – racconta furibondo Franceschelli – solo due mi sono state riconosciute come aggredite da predatori. Le altre nemmeno le ho cercate, ci vuole troppo tempo e poi, se non esibisco i resti della pecora che si vede bene essere stata sgozzata e aggredita, nulla d fare. Non bastano le quattro ossa che i predatori lasciano. Bisogna portare le prove. Ma purtroppo, per fare questo, bisognerebbe essere sul posto quando c’è l’aggressione. Lasciare che il lupo attacchi e poi cercare di allontanarlo prima che si spolpi tutto l’animale. A questo punto, prendere la pecora e portarla ai veterinari. Posso comprendere il loro punto di vista, ma devo dire che questo per noi è penalizzante al massimo. Coi pascoli cespugliati che abbiamo è impossibile trovare subito le pecore. E quando arriviamo, il lupo se l’è finita».

Dunque risarcimenti bassissimi per le mille difficoltà che incontra il pastore, il quale, comunque, ha un desideri solo: che queste bestie feroci vengano tolte di mezzo.

Franceschelli lo dice chiaro. «Per le cento pecore perse – spiega – ho avuto 700 euro di risarcimento. Niente. Ma noi vogliamo che si levino di torno questi predatori. Qui a Capanne c’è una lupa con quattro cuccioli di sei sette mesi. Un ibrido, forse». Il prossimo martedì, l’équipe guidata dal professor Apollonio verrà a Roccalbegna per capire dove sta il predatore. «Forse cercheranno, in seguito di catturarlo – dice Franceschelli – Non so. Fatto sta che noi subiamo tutti i giorni attacchi e umiliazioni. Siamo assediati. I cinghiali mi entrano addirittura nel capannone, i lupi dentro i pascoli sono di casa. Sto seriamente valutando di chiudere l’azienda. Non possiamo più sentire promesse e promesse che non approdano a nulla. Si vede che nel piano di sviluppo dell’Amiata non viene inserito l’allevamento, ma ci sono inseriti lupi e cinghali. Bene così».

Gli attacchi a Franceschelli non sono episodi sporadici, perché tutta la zona, fra Santa Caterina e l’Amiata, ogni giorno è teatro di aggressioni. Per non parlare delle colline del Fiora dove, fra Scansano, Manciano e Saturnia, si assiste a vere e proprie carneficine di pecore. «Eppure, nonostante tutto – chiude Franceschelli – è passato il concetto che il lupo deve convivere con le pecore. A chi giovi non ho capito, ma forse altri hanno le idee più chiare di me». (f.b.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze