Toscana
Peep Pizzetti, il Comune ritira la delibera
«Serve un approfondimento». Ma le minoranze sparano a zero: «Mala gestione, è uno scandalo»
GROSSETO. Affaire Peep Pizzetti, è caos. Ieri in consiglio il Comune ha ritirato la delibera destinata a riconoscere il debito fuori bilancio di 7 milioni e 230.000 euro e spiccioli. Il maxi conguaglio franato addosso a 390 famiglie dopo un lungo iter giudiziario. Soldi che l'ente dovrebbe solo anticipare per poi rifarsi su chi ha sottoscritto i contratti. Il rinvio? «Decisione assunta per far sì che ci sia un altro approfondimento di carattere normativo, capace d’individuare ulteriori soluzioni meno impattanti» dicono dal municipio. Anche se nell’aula c’è chi vocifera di consiglieri di maggioranza non troppo convinti nel gestire la patata bollente: se ne riparlerà tra qualche settimana. Intanto, con una lunga nota, il municipio cerca di togliersi di dosso le responsabilità e mette in guardia i cittadini dalla possibile «strumentalizzazione politica».
Ma alcune imprecisioni fanno del comunicato stampa del governo locale un boomerang e le opposizioni tornano a picchiare duro. «Scandaloso che un ente si difenda così» tuonano i 5 Stelle. «Quello al Pizzetti è un furto» rilancia Fratelli d’Italia. «Al Peep Pizzetti mala gestione. E pure le coop hanno responsabilità» rilanciano Lega e civica Lolini.
La linea di difesa del Comune è articolata: «L’amministrazione ha tenuto un comportamento nel rispetto rigoroso della legge e delle sentenze». Insomma, l'ente pubblico non poteva prevedere «quello che avrebbero determinato negli anni successivi agli accordi i vari cambiamenti normativi, la Corte costituzionale o i tribunali civili». Inoltre, «il Comune ha fatto innumerevoli incontri, anche con gli amministratori delle coop, per trovare delle soluzioni«. A parere dell’ente è stato ottenuto il massimo in sede di trattativa con gli ex proprietari dei terreni: «La rateizzazione in tre rate annuali a interessi zero della cifra. Cifra tra l’altro sensibilmente inferiore alle richieste iniziali». Secondo il Municipio «tutto era chiaramente scritto e quindi lo dev’essere stato anche nei contratti di vendita ai cittadini». Inoltre, «la valutazione della Commissione provinciale espropri, pubblicata solo successivamente alla firma della convenzione, diede una valutazione complessiva delle aree di tutto il Peep non troppo lontana da quella del Comune. E comunque quella valutazione venne sottoposta all'accettazione della famiglia Cavalli, che la rifiutò, a differenza di tutti gli altri proprietari». Argomenti che non reggono al fuoco dei documenti presi in esame dalle opposizioni. Bordate dai 5 stelle: «Nella convenzione c’era scritto tutto? È vergognoso dire questo. Il Comune non ha informato né del ricorso delle Cavalli, né dei risultati della commissione espropri. Commissione in cui è presente un delegato comunale». Forti i toni di Fabrizio Rossi che parla di «furto ai danni dei cittadini». Per il capogruppo di Fratelli d’Italia, che da tempo segue la vicenda, «l’amministrazione sapeva e le cooperative erano al corrente che il peso l’avrebbero sostenuto i cittadini». Mario Lolini (Lega nord) e Riccardo Megale (civica Lolini) tornano a puntare il dito anche sul ruolo delle coop «ancora tutto da chiarire, comprese le difficoltà date da soggetti non più in essere«.
E riguardo le dichiarazioni del Comune sbottano: «Non è vero che l’indicazione della commissione provinciale espropri era vicina a quella del municipio. Tutt’altro. L’ente pubblico ha ignorato consapevolmente una perizia che aveva richiesto«. Questo è quanto. L'atto ritirato ieri tornerà all'attenzione dell'assemblea tra una mesata.
Maurizio Bernardini
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