La protesta
Grosseto dice la sua sulla città possibile
Decine di persone al laboratorio di progettazione partecipata Enogastronomia e musei in cima alla lista per riutilizzare gli spazi vuoti
GROSSETO. Tanti post-it per tenere bene a mente le “ricette” d’architettura per la Grosseto del domani. Qualcuno ci farebbe un museo, qualcuno vi organizzerebbe visite guidate. C’è chi ci vedrebbe bene un giardino con piante ed essenze autoctone e chi ci ballerebbe una sensuale milonga. Molti, forse la maggior parte, ci realizzerebbero iniziative legate al cibo e alla valorizzazione dei prodotti locali.
I grossetani hanno detto la loro su cosa vorrebbero fosse realizzato in città e, in particolare, nel centro storico. A decine si sono presentati ieri nel punto di incontro davanti alla troniera del Cassero senese, dove i venti giovani studenti e neolaureati in Architettura delle Università di Firenze e Pescara erano pronti ad ascoltare le loro suggestioni e i loro desideri: insomma, la loro idea di una Grosseto possibile.
L’occasione è stata il laboratorio “Riabitare il patrimonio. Un progetto per Grosseto”, un inedito esperimento di progettazione architettonica partecipata organizzato dalla Scuola dell’Abitare dell’architetto Edoardo Milesi con il contributo del Comune di Grosseto.
L’obiettivo del laboratorio è – lo dice il nome – “riabitare” alcuni luoghi della città che da anni sono chiusi, non sono utilizzati. In cima alla lista ci sono le Mura medicee che, tolto il Cassero e pochi altri punti, sono un contenitore vuoto, di eccezionale bellezza ma in gran parte da recuperare e destinare a una fruizione pubblica oggi incredibilmente mancante. Ma anche altri palazzi storici, come l’ex biblioteca Chelliana, l’area di via Saffi dell’ex ospedale e molti altri.
La prima tappa del laboratorio – che si conclude oggi alla Sala Eden con una giornata di relazioni e una tavola rotonda (si veda l’articolo qui a destra) – è stata appunto l’ascolto dei cittadini da parte dei giovani architetti per capire cosa, secondo gli abitanti, manca in città e cominciare così a immaginare un futuro riuso degli spazi.
La postazione, con un tavolo e delle cartografie del capoluogo, è rimasta allestita mercoledì pomeriggio e tutta la giornata di ieri al passaggio che dal parcheggio del Vallo degli Arcieri conduce alle scale che portano in via Saffi.
Qui diverse decine di persone di tutte le età e per tutto il giorno si sono fermate, incuriosite dall’iniziativa, e hanno scambiato le loro idee con i giovani esperti di architettura, lasciando le loro idee su post-it.
«Molte persone hanno colto l’occasione per parlare con noi di alcune problematiche esistenti – spiega Milena Ciamarra dell’Università di Pescara – come la sicurezza e il controllo del territorio. Non era questo il punto e perciò abbiamo spostato l’attenzione sui problemi di architettura in senso stretto, invitando la gente a indicarci sulla cartografia i nodi cruciali per la città. E la risposta è stata molto positiva».
Tante le proposte e le suggestioni. «Siamo rimasti molto colpiti dal fatto che le persone non abbiano detto la prima cosa che è passata loro in testa – dice ancora Ciamarra – ma abbiano dimostrato di aver riflettuto su questi temi. Ci fa molto piacere perché significa che c’è una partecipazione e questo è il senso della nostra iniziativa».
«Quel che è emerso dall’ascolto dei grossetani che sono intervenuti – spiega il collega Andrea Tovarelli – è che in questa città non c’è un grande senso di appartenenza. Grosseto non sembra vissuta come un patrimonio comune, perché quasi tutti gli abitanti vengono dall’immigrazione che c’è stata in questa zona negli anni Sessanta. Le Mura però possono diventare questo punto di aggregazione, di sentire comune e su questo lavoreremo».
Per i grossetani più in là con l’età si è trattato di ricordare i tempi passati. Fino agli anni Cinquanta-Sessanta le Mura pullulavano di attività e botteghe, dislocate nei sotterranei. Un filo di nostalgia è arrivato anche alle orecchie degli architetti. «Ad oggi purtroppo solo sensazioni di cose e tempi passati», ha lasciato scritto un signore sulla settantina.
Ed è proprio per trasformare la sensazione in un’esperienza che i giovani architetti adesso si metteranno al lavoro per rielaborare le idee raccolte e trasferirle in un progetto.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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