Il Tirreno

Grosseto

Barista muore a 24 anni, la Procura apre un'inchiesta

di Elisabetta Giorgi
Il bar in via Trento e Elena Sgaragli in una foto da Facebook
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Il bar in via Trento e Elena Sgaragli in una foto da Facebook

Grosseto, Elena Sgaragli si è sentita male ma la corsa all'ospedale è stata inutile. Tifosa del Milan era molto conosciuta in città anche per il locale che aveva aperto. Il dolore degli amici su Facebook

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GROSSETO. Gli amici, il calcio, il Milan, il suo sorriso felice, le istantanee di una vita spensierata postate sui social. Poi un malessere, il ricovero urgente a Grosseto, la corsa disperata con l’elisoccorso Pegaso a Siena e di lì a poco la morte. Una tragedia assurda si è consumata nel giro di pochissimo - un giorno e mezzo circa - lasciando tutti sbigottiti e pietrificati.

UN'INFEZIONE CHE NON HA LASCIATO SCAMPO

Elena Sgaragli, giovanissima barista grossetana, si è spenta a 24 anni in ospedale dopo essere stata ricoverata d’urgenza, forse per un’infezione che non le ha lasciato scampo. Si è sentita male lunedì sera e quando ha varcato le soglie dell’ospedale la situazione era già gravissima, tanto da indurre i medici a un trasferimento alle Scotte, dove tutto è stato inutile. Giovedì 29 la notizia della morte è corsa rapidissima per la città: in molti sono sotto choc.

BARISTA, CON LA PASSIONE PER LO SPORT

Alta, bionda, longilinea, carattere sereno e solare, Elena amava la vita, lo sport: era una supertifosa milanista, assidua e attaccata al lavoro. Classe 1991, era nata a Grosseto dove aveva sempre vissuto. Abitava a Barbanella con la mamma e la sorella alle quali era legatissima. E proprio nel quartiere natìo aveva frequentato le Elementari e le medie. Alle superiori aveva studiato all’istituto Grafico e dopo la scuola aveva avviato il suo piccolo bar in centro, al numero 43 di via Trento. Un’attività tutta sua e che funzionava a pieno regime. Il locale era molto frequentato dai clienti anche grazie al suo sorriso coinvolgente e aperto e alle sue capacità empatiche di tessere relazioni umane. Dal giorno in cui si è sentita male, sul vetro del locale è affisso un cartello: “Chiuso per motivi familiari. Ci scusiamo per il disagio...”. Nessuno poteva intuire una tragedia simile.

LA PROCURA INDAGA

È ancora presto per stabilire cosa sia successo. La Procura di Grosseto ha aperto un’inchiesta e in queste ore è stata disposta l’autopsia. Elena Sgaragli si è sentita male lunedì sera accusando un malessere con dolori di varia natura e si è recata al pronto soccorso dell’ospedale Misericordia di Grosseto in condizioni molto critiche. Dalle prime visite e dai primi accertamenti sarebbe emerso subito un quadro clinico di estrema gravità. La ragazza è stata perciò ricoverata, tenuta in Osservazione, sottoposta a tutti gli esami e trattamenti sanitari del caso e curata in raccordo con la Neurochirurgia del Policlinico Le Scotte di Siena dov'è stata inviata con l’elisoccorso Pegaso quando il quadro si è evoluto in maniera ancor più grave. A Siena le speranze sono crollate e la giovane è morta. Ieri il suo bar di via Trento era diventato la mèta di un sofferto pellegrinaggio di amici e clienti increduli, che saputa la notizia hanno provato a verificarne la consistenza sperando che non fosse vera. Hanno trovato la porta sbarrata. E per quanto lapidario, il cartello ha fugato via ogni speranza. “Chiuso per motivi famiiliari...”.

IL MILAN E IL DOLORE DEGLI AMICI

Anche su Facebook il profilo di Elena si è subito riempito di commenti disperati, partiti dalla Maremma e saliti a nord, fino a Milano dove la giovane aveva coltivato un amore viscerale per la sua squadra del cuore. Risale al 4 aprile una delle più belle trasferte sportive: in Sicilia per vedere Palermo-Milan, eccola tutta sorridente allo stadio Renzo Barbera a scattarsi selfie accanto ad amici fraterni. «Quante trasferte insieme - la ricorda Mirko - Ore su ore e chilometri su chilometri tra pullmini, pullman macchine e treni, sempre con gioia e allegria. Ora questa trasferta la dovrai affrontare da sola: quando arrivi colora il paradiso di rossonero». «Vola in alto, diavoletto rossonero», dice Christopher.

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