Il Tirreno

Grosseto

Inceneritore, altolà ad Ato «Non entri nella proprietà»

di Alfredo Faetti
Inceneritore, altolà ad Ato «Non entri nella proprietà»

Fattori (Sì Toscana a Sinistra) sollecita la Regione a vigilare con attenzione Dubbi sui risultati da conseguire sotto il profilo ambientale ed economico

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SCARLINO. Dopo il caso Sei Toscana, arriva quello dell’Ato Sud. A sollevarlo è Tommaso Fattori, capogruppo della lista Sì Toscana a Sinistra, che in un’interrogazione chiede alla Regione di stare bene attenta sulle mosse dall’agenzia vasta dopo le indiscrezioni che la vorrebbero interessata ad entrare nella proprietà dell’inceneritore di Scarlino.

Un’ipotesi simile a quella paventata da Sei Toscana, che ha scatenato le ire dei comuni di Follonica e Scarlino. Non solo: Fattori chiede anche la consulenza di un collegio peritale, per verificare le reali capacità tecniche-economiche dell’impianto scarlinese. L’opposizione di sinistra in consiglio regionale comunque parte a monte della questione, ossia che dall’ultimo rapporto dell’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale «si rileva come il modello toscano di gestione dei rifiuti urbani si dimostra inefficace in termini di costi di servizio». Così si legge nell’interrogazione, per poi passare ai numeri sugli obiettivi di raccolta differenziata relative al 2014, che rivelano con l’Ato Sud Toscana (ossia nelle province di Grosseto, Siena e Arezzo) ci sia una percentuale di differenziata pari a poco più del 38 per cento e una produzione annua pro capite di rifiuti in crescita, pari a oltre seicento chili per abitante. Numeri «che contraddicono sia gli obiettivi fissati nel piano di ambito, sia le previsioni di legge». Una premessa necessaria, quella di Fattori, per introdurre il nocciolo della sua interrogazione.

È qui infatti che parla di una «nota del presidente del consiglio direttivo dell’Ato Rifiuti Toscana sud del luglio 2014, inoltrata ai sindaci, in cui si prospettava un interesse collettivo a cogestire l’inceneritore di Scarlino in convenzione, anziché prevedere investimenti nella raccolta e recupero materiali». Nella stessa nota, poi, «si afferma che l’incenerimento fornirà risultati sicuramente interessanti sotto il profilo ambientale ed economico». Una previsione su cui Sì Toscana ha molti dubbi, considerati non solo i molti dubbi sulla tenuta dell’impianto venuti fuori durante il percorso autorizzativo appena concluso, ma anche che «la società Scarlino Energia – riprende Fattori – è già in gravi difficoltà economiche e in condizioni d’insolvenza verso creditori per una somma superiore a 64 milioni di euro»; una somma non da poco, visto anche che «un piano di risanamento simile dovrebbe avvenire secondo modalità ancora ignote, i cui termini di presentazione in tribunale, sono, tra l’altro, inutilmente scaduti».

Insomma, l’opposizione a sinistra in Regione non considererebbe questa mossa un buon affare. «Se l’interesse all’impianto manifestato dall’Ato sud si dovesse tradurre concretamente si potrebbe avere, come risultato del concordato in tribunale, una società pubblica o partecipata quale nuova proprietaria dell’inceneritore che scaricherebbe sui cittadini le perdite di bilancio». Da qui l’altolà di Fattori, che invita la Regione non solo ad «attivare forme di controllo sull’operato dell’Ato», ma anche a richiedere all’agenzia stessa «su quale studio o su quali considerazioni tecniche/economiche è stato fondato il giudizio di economicità verso una possibile cogestione dell’inceneritore». Ma Sì Toscana propone «un dibattito in seno al consiglio regionale per verificare i tempi e le modalità in cui si potranno ottenere i risultati di riduzione della produzione dei rifiuti, crescita della differenziata e del conseguente recupero di materiali».

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