Il Tirreno

Grosseto

Predatori, un nuovo assalto a Manciano

di Ivana Agostini
Predatori, un nuovo assalto a Manciano

Una pecora uccisa e cinque disperse. Per la prima volta colpita l’azienda Il Cafaggio: «Nessuno qui può più stare tranquillo»

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MANCIANO. Una pecora sgozzata e cinque ancora disperse. Questo il bilancio dell'ennesimo attacco messo a segno da un predatore nella zona della Sgrilla, nel comune di Manciano. A farne le spese, stavolta, il gregge dell’azienda agricola Il Cafaggio di Marco e Marzio Alberti. L'attacco è avvenuto in pieno giorno, venerdì.

«Il gregge _ racconta Marco Alberti _ era stato portato al pascolo dopo giorni passati al chiuso. Ora c’è l'erba nei campi _ spiega l'allevatore _ e complici anche le belle giornate di sole, il gregge era libero di pascolare. Quando siamo andati a riprenderlo per riportarlo dentro abbiamo fatto la scoperta». L’allevatore ha infatti trovato una pecora gravida morta, altre cinque mancano all’appello.

Questo è per gli allevatori un periodo delicato e fondamentale. «Siamo vicini al parto e lo spavento subito dalle pecore dopo questo attacco potrebbe provocare anche degli aborti». Lo scenario è purtroppo sempre il medesimo. Il predatore colpisce e uccide o ferisce, ma oltre al danno che crea uccidendo i capi c’è il colpo inferto agli ovini sopravvissuti. Le pecore gravide rischiano di abortire e ne risente anche la produzione del latte. Un danno nel danno.

Per Il Cafaggio è il primo attacco. «Finora in questa porzione di territorio _ dice Marco Alberti _ non si erano registrati attacchi. Non ci sono molti boschi a ridosso della nostra azienda». Ora però anche a poca distanza dal Caseificio di Manciano non si sta più tranquilli. Ieri il titolare portava la sua pecora allo smaltimento con la consapevolezza che anche dove ha la sua azienda non si sta più al sicuro. Le notizie corrono e non c'è giorno in cui non si senta parlare di attacchi anche in zone dove prima non era mai successo nulla. «Le pecore sono state sempre libere al pascolo. Adesso non è più possibile».

Una consapevolezza data anche da quello che è successo non molto tempo fa ad aziende non troppo lontane dalla sua. A non far dormire sonni tranquilli anche alcune impronte che potrebbero essere di predatori trovate nei campi di un’azienda vicina a quella degli Alberti, l'azienda di Fabio Toccaceli che fra le altre cose non è solo allevatore ma anche membro della Consulta zootecnica. «Ho trovato delle tracce in prossimità dei recinti _ spiega Toccaceli _ e con molta probabilità sono di un predatore».

Anche Toccaceli ha un allevamento di ovini ed ha recintato la sua azienda con i recinti del progetto Medwolf. Si è dotato degli strumenti di prevenzione, ma quello che accade nelle varie aziende più o meno vicine non lo fa stare tranquillo. Gli allevatori, in genere, non chiedono che i lupi vengano uccisi ma solo di poter svolgere il loro lavoro con tranquillità. «Il risarcimento dei danni non basta. La spada di Damocle è sempre la stessa: portare le pecore al pascolo e non sapere quante se ne riporteranno nella stalla».

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