Toscana
Il crac delle castagne supera i 3 milioni di euro
Ottomila quintali di frutto abbandonato per terra, la denuncia di Confagricoltura «Non c’entra la muffa ma una speculazione sfrenata che ha bloccato le vendite»
CASTEL DEL PIANO. Ottomila quintali di castagne abbandonate nei castagneti amiatini. Una perdita di oltre 3 milioni di euro, un chilo di castagne pagate, alla fine solo 30 centesimi ai castanicoltori.
Il crac della raccolta castanicola, fiore all’occhiello della montagna, è sotto gli occhi di tutti. I castanicoltori non si rassegnano, anche perché, secondo quanto hanno visto del loro prodotto, le castagne, a parte l’inizio stagione, adesso sono sanissime.
Non è così secondo i grossisti che hanno rimandato indietro, nel momento della raccolta del cecio, anche intere derrate di castagne, visionando ogni volta esemplari del prodotto conferito dai castanicoltori e facendo il prezzo a seconda della quantità di prodotto muffato.
È infatti una muffa quella che ha messo in crisi la castagna amiatina sui mercati, che alla fine non hanno voluto più sentir parlare di castagne dell’Amiata. Per lo meno così dicono i grossisti. Ma non tutti ci credono.
Anche Confagricoltura ipotizza qualche speculazione e prende una posizione durissima. «Si aiuti la produzione delle castagne e si faccia chiarezza sulla qualità di questo prodotto per scongiurare facili speculazioni» è l’appello di Anton Francesco Vivarelli Colonna, presidente di Confagricoltura Grosseto, che si schiera a difesa della qualità delle produzioni amiatine e parla di muffa come di un grande bluff.
«Si stima in quasi 3,2 milioni di euro il danno prodotto al mercato castanicolo amiatino dal grande bluff della muffa – dice – che avrebbe interessato parte della produzione 2015. Dopo quella passata, un’annata assolutamente disastrosa, gli imprenditori castanicoli dell’Amiata stavano provando a rialzare la testa, aiutati da una produzione di ottima quantità e qualità e di pezzatura medio grande, quando è piombata su di loro una vera e propria speculazione che adesso rischia di compromettere totalmente l’annata e al contempo di minarne la stabilità economica oltre a metterne al repentaglio gli investimenti necessari per il settore».
Confagricoltura stima che i 2.860 ettari amiatini di estensione, a causa del costo al chilogrammo, crollato a 30 centesimi di euro, lasceranno a terra non raccolto almeno 8.000 quintali di prodotto. «E tutto questo – dice – si deve a una misteriosa e fantomatica muffa che pare abbia colpito, in alcune aree, una percentuale risibile di frutti, dando il via libera alla speculazione più sfrenata che ha prodotto il blocco delle vendite. Le previsioni parlavano di un prezzo sopra i 2 euro, ma non certamente i 30 centesimi che oggi vengono offerti per un chilogrammo di cecio e di bastarda rossa».
Vivarelli Colonna invoca che le istituzioni si attivino per salvaguardare questa produzione tradizionale e plurisecolare del monte Amiata, anche attraverso risorse rintracciabili nel Psr, «produzione – incalza il presidente – che altrimenti è pericolosamente a rischio scomparsa, martoriata dagli attacchi, prima del cinipide galligeno e poi di una misteriosa muffa».
L’Associazione per la valorizzazione della castagna amiatina si è già attivata e sta compiendo indagini finalizzate a stabilire l’origine di questa ultima piaga, riscontrata solo su alcuni esemplari e non nella totalità delle castagne.
Intanto proprio l’Associazione organizza oggi alle 16 ad Arcidosso un convegno sulle “Malattie del castagneto”.
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