Il Tirreno

Grosseto

SFOGLIANDO I PETALI IL TEMPO SCADE

di EMILIO GUARIGLIA

di EMILIO GUARIGLIA L’asso che qualcuno pensava di avere nella manica ora, come si dice da queste parti, ce l’ha in tasca: anche Anna Rita Bramerini s’è sfilata perentoriamente dal tavolo di gioco e...

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di EMILIO GUARIGLIA

L’asso che qualcuno pensava di avere nella manica ora, come si dice da queste parti, ce l’ha in tasca: anche Anna Rita Bramerini s’è sfilata perentoriamente dal tavolo di gioco e per i dirigenti del Pd grossetano la partita del candidato a sindaco alle elezioni del 2016 si fa ancora più complicata. Dopo il no grazie di Antonio Capone, direttore di Assindustria che qualche pezzo grosso giurava di aver già reclutato dalla “società civile”, chi puntava sul Candidato Unico di Partito vede le sue chanche ridotte all’osso. Persi i “carichi”, ormai prossimi all’ultima mano restano proprio le carte che si volevano scartare: gli autocandidati (dichiarati e non) dell’attuale giunta Bonifazi e del maggior alleato di coalizione, il Psi.

Che fare? Tanto a Grosseto quanto a Firenze (dove il risultato del capoluogo maremmano viene ritenuto cruciale) si ostenta tranquillità. Per il candidato c’è tempo, si dice. Ma intanto il tempo vola.

Ai primi di settembre dal palco della Festa de l’Unità il segretario dell’Unione comunale Saimo Biliotti assicurò che a breve il Pd avrebbe ufficializzato il suo nome unico e condiviso. L’appuntamento è già slittato a fine novembre e il tanto atteso sondaggio telefonico anziché agevolare il compito sembra averlo reso più arduo. Nell’occasione Biliotti disse anche di aver contato «almeno ventitré ottimi potenziali candidati». Oggi siamo a ventuno, ma se la strategia dovesse rimanere quella vista fin qui – procedere per eliminazione – a forza si sfogliare la margherita si rischia di trovarsi pronti per le elezioni del 2021.

Sembra insomma giunto il momento delle scelte e paradossalmente proprio i no eccellenti di Capone e Bramerini potrebbero alla fine rivelarsi un acceleratore benefico. Magari cominciando da una parola chiara sui contenuti da affidare al candidato – il famoso “programma” – ad oggi ignoti.

Incredibile ma vero, l’ipotesi cacciata dalla porta sembra riaffacciarsi impertinente alla finestra: le Primarie. Certo, per gestirle evitando veleni e lacerazioni servirebbe autorevolezza, dote dura da conquistarsi ma assai più concreta della Provvidenza. E dei sempre meno probabili conigli dal cilindro.

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