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«L’inceneritore non è pronto»
Scarlino, la riaccensione non sarà immediata: prima l’impianto va ammodernato
SCARLINO. Mettendo insieme l’allegato tecnico e il piano di monitoraggio, fanno circa duecento pagine di documentazione, buona parte delle quali legate alle prescrizioni. La nuova Aia (autorizzazione integrata ambientale) rilasciata a Scarlino Energia è stata pubblicata ieri mattina sul sito della Regione Toscana e sfogliano il faldone viene fuori che l’inceneritore non è ancora del tutto pronto a ripartire.
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Le nuove autorizzazioni infatti impongono alla società di ammodernare l’impianto prima di poter riaccendere i forni: dall’installazione di nuovi filtri per i fumi al risparmio dell’acqua utilizzata nel processo di combustione, passando per svariate e periodiche verifiche sul corretto funzionamento del sistema una volta adeguato; un capitolo a parte poi, anzi un vero e proprio allegato, riguarda il piano di monitoraggio, che negli intenti della Regione vuole essere intensificato.
Prescrizioni queste su cui dovrà vigilare la Provincia di Grosseto e che trovano le basi nella marea di osservazioni presentate al progetto dalle varie anime del fronte del No. I documenti partono da cos’è l’inceneritore di Scarlino.
«L’impianto si articola su tre linee di combustione (01, 02 e 03)», per una «potenza termica complessiva pari a 65 gcal/h (gigacalorie orarie) corrispondenti a circa 76 megawatt a tonnellata. L’impianto a regime è in grado di produrre energia elettrica pari a 18,5 megawatt». Tanto si legge sull’allegato tecnico che accompagna il parere positivo alle nuove autorizzazioni rilasciata dalla giunta del governatore Enrico Rossi la scorsa settimana.
E in questo impianto capace di produrre poco meno di 19 megawatt finiranno due tipi di rifiuti: liquidi e solidi. I secondi rientrano nella classificazione dei css (combustibile solido secondario, che prende il posto del vecchio acronimo cdr) e dovranno essere sempre soggetti a controlli; dal loro incenerimento, poi, avranno origine dei fumi che dopo svariati trattamenti finiranno in atmosfera ad una temperatura di circa quaranta- cinquanta gradi Celsius e «a un contenuto di inquinanti in linea con le norme vigenti».
Questo l’impianto, che per raggiungere questi parametri imposti da Firenze dovrà necessariamente provvedere ad alcune nuove installazioni, inserite nelle prescrizioni, qui volte da una parte ad abbattere sprechi ed emissioni, dall’altra a impedire quelle continue fermate alla marcia messe in evidenza nelle osservazioni del fronte del No come causa di grandi concentrazioni di diossina.
«Dovrà essere garantita la marcia regolare dell’impianto minimizzando il numero di fermate a causa di guasti o malfunzionamenti» dice chiaramente l’Aia.
A questo proposito la Regione impone alla società, prima della riaccensione, ad esempio a installare bruciatori misti, accompagnando a quelli esistenti a gasolio dei nuovi a metano; dovranno essere introdotti dei sistemi di pulizia ad aria compressa sul percorso dei fumi là dove è più probabile la formazione di depositi di cenere e dovrà prendere il via il riutilizzo delle acque dolci per l’abbattimento dei fumi, così da consentirne il riutilizzo per circa 1.500 metri cubi ogni giorno. Ma non solo.
Entro i primi sei mesi dalla ripartenza verrà installato un sistema di filtrazione più semplice (griglia) per impedire ai materiali aspiranti di grosse dimensioni di danneggiare i ventilatori dell’aria comburente e dovrà arrivare una minimizzazione della pressione di condensazione e a questo proposito la nota tecnica «prevede una valutazione tecnico-economica di modifica del ciclo termico». Per esser certa che tutto funzioni come deve, la Regione vuole un report dettagliato ogni mese «sull’andamento dell’indice di performance definito come il numero di fermate per linea per ogni mese di riferimento dell’anno solare in corso».
Per quanto riguarda il monitoraggio, oltre al sistema delle centraline e dei controlli, le novità riguardano due aspetti. Il primo vuole che «per opportuna valutazione del corretto funzionamento degli impianti, dovranno essere registrati e monitorati anche i parametri relativi ai sistemi di abbattimento» oltre a quelli delle emissioni. Il secondo impone che «ai report dovrà essere associata una relazione tecnica, basata sull’analisi dettagliata dei parametri impiantistici registrati fino a 5 giorni prima e 5 giorni dopo il campionamento, volta ad attestare il corretto funzionamento del sistema di abbattimento».
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