Il Tirreno

Grosseto

Truffa: i poliziotti contestano le accuse

Sei ore di interrogatori, il gip si è riservato la decisione sulle misure interdittive chieste dalla Procura

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GROSSETO. Nessuna decisione ancora per i quattro poliziotti e per il medico ortopedico indagati per truffa in relazione alle certificazioni mediche conseguenti a un incidente stradale in cui gli agenti erano rimasti coinvolti. Il gip Marco Bilisari si è riservato la decisione sulle misure interdittive chieste dalla Procura, cioè sospensione dal servizio e dalla professione fino a 1 anno nei due casi più gravi e per il medico. Una decisione che potrebbe giungere tra oggi e domani, una volta che il giudice avrà anche esaminato le memorie presentate dai difensori (gli avvocati Carlo Valle per il medico e per un agente, Valle e Domenico Finamore per un secondo agente, Riccardo Lottini ed Elena Antonetti per gli altri poliziotti). L'accusa - in aula il sostituto procuratore Salvatore Ferraro - ipotizza che gli agenti abbiano tenuto comportamenti non compatibili con il proprio stato di salute. A occuparsi degli accertamenti era stata la guardia di finanza, che aveva raccolto documenti e sommarie informazioni dopo aver ricevuto un esposto.

Quella di ieri al terzo piano del palazzo di giustizia è stata una giornata campale per gli interrogatori, che si sono articolati per quasi sei ore. Tutti hanno risposto, a partire dall'ortopedico - il primo a essere sentito. Tutti hanno dato spiegazioni sul proprio stato di salute e hanno garantito che le visite mediche e i relativi certificati sono autentici: nessun falso. Tutti si erano recati all'ambulatorio del medico, che esercita fuori Grosseto, e hanno dato anche indicazioni il più possibile precise (l'incidente risale al giugno dell'anno scorso) su giorni e orari. Tutti hanno fatto presente che le attività svolte, e contestate dalla Procura, sono compatibili comunque con lo stato della convalescenza: ad esempio le battute di caccia al cinghiale contestate a uno degli agenti sono state non più di quattro e tutte collocate necessariamente verso la fine del periodo di malattia, visto che le battute al cinghiale iniziano il 1° novembre. Inoltre, si tratta di un'attività di attesa e non di movimento, è stato fatto notare. Anche le partitelle di calcio disputate che la Procura ritiene sospette si collocano alla fine del periodo di malattia: e sarebbero state comunque poche, avrebbero visto in campo giocatori di età ben maggiore e dunque con grado di agonismo bassissimo. Impossibile poi, sempre secondo indagati e difensori, affermare che il frequentare locali pubblici sia incompatibile con la convalescenza.

L’insussistenza del nesso tra la condotta e il reato ipotizzato ai fini della richiesta della misura interdittiva è, tra le altre cose, al centro delle memorie difensive presentate dai legali dei poliziotti. I quali hanno tutti uno statino disciplinare irreprensibile.

Pierluigi Sposato

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