Il Tirreno

Grosseto

Amiata, crisi senza fine Nuova Rivart licenzia

di Fiora Bonelli
Amiata, crisi senza fine Nuova Rivart licenzia

Da tempo traballante, l’azienda di Radicofani ha aperto la procedura di mobilità Appello da Sorano e Castell’Azzara: «Serve un nuovo patto per lo sviluppo»

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RADICOFANI. Non solo Floramiata: anche la Nuova Rivart è in crisi. E sulla montagna ci si chiede dove siano la Regione e il governo, ora che sembra imprescindibile un nuovo patto per lo sviluppo.

Il fallimento di Floramiata, azienda florovivaistica, con la crisi in atto di altre imprese storiche fa tremare l’Amiata e non solo l’Amiata, ma anche i paesi che storicamente gravitano attorno alle opportunità lavorative che essa offre. Una crisi che da tempo morde e che non hanno saputo fronteggiare né le istituzioni locali e regionali – e tanto meno quelle nazionali – né le organizzazioni politiche e sindacali.

E mentre sui due versanti dell’Amiata si sta assistendo, in un sordo immobilismo che spaventa, allo sgretolarsi dello scacchiere delle aziende che avevano costituito il progetto Amiata, nato dopo la chiusura delle miniere di mercurio negli anni Settanta e Ottanta, tante persone restano senza lavoro.

Dopo i lavoratori di Floramiata, anche quelli della Nuova Rivart di Radicofani – per molti anni azienda trainante nel settore del legno per l’occupazione amiatina che è arrivata ad avere anche cento dipendenti – stanno vivendo l’incubo della disoccupazione. Già da tempo traballante, la Nuova Rivart adesso ha aperto la procedura di mobilità.

La crisi insomma non perdona, con la perdita di centinaia di posti di lavoro che vanno ad aggiungersi a quelli già persi con la chiusura di altre aziende. Un conto pesante, in una zona dove la disoccupazione è già a livelli elevatissimi.

Fra le comunità più colpite da questa sorta di “massacro”, ci sono anche Sorano e Castell’Azzara, oltre, naturalmente, a Piancastagnaio, Abbadia e Santa Fiora.

Da Sorano, infatti, il sindaco Carla Benocci e la sua giunta esprimono profonda preoccupazione per la gravissima situazione che si è determinata a Floramiata e per l’avvio della procedura di mobilità alla Nuova Rivart.

Nuove durissime perdite occupazionali nell’Amiata senese e grossetana e nelle zone limitrofe, che da anni conoscono un inesorabile declino. A questa situazione si aggiunge, quasi nell’indifferenza delle istituzioni, il progressivo degrado delle infrastrutture viarie.

Per la seconda volta nel giro di pochi anni, la via di comunicazione per Siena e i caselli di Chiusi e Bettolle, è chiusa per il crollo del ponte sul Paglia e si parla dell’apertura del cantiere solo il primo febbraio 2016, a distanza di un anno dall’interruzione.

«Si sta sottovalutando una vera e propria emergenza Amiata – incalza Benocci – e Floramiata e Nuova Rivart non sono purtroppo casi isolati ma la conferma del cronico degrado della montagna per cui non esiste un credibile progetto di rilancio. Dove sono e che cosa intendono fare Regione e governo?».

Stesse domande che si fa la comunità di Castell’Azzara che con gli amministratori, ha elaborato un documento. «Castell’Azzara è duramente provato dalla situazione occupazionale delle aziende del Val di Paglia come la Rivart e la Floramiata – vi si legge – Chiediamo ai curatori fallimentari di dare risposte celeri e di buonsenso per una soluzione di continuità produttiva e occupazionale che non spezzetti l’azienda ma ne tuteli l’unitarietà».

La comunità di Castell’Azzara chiede altresì alla Regione Toscana e al presidente Enrico Rossi «di attivarsi – si legge ancora nella nota – affinché il territorio dell’Amiata sia oggetto di un’attenzione particolare per la nascita di un nuovo Patto per lo sviluppo, progetto che abbia una programmazione adeguata e i finanziamenti necessari che risolvano anche i problemi di viabilità che impediscono al territorio di avere un reale sviluppo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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