Il Tirreno

Grosseto

Quattro poliziotti sospettati di truffa

di Pierluigi Sposato
Quattro poliziotti sospettati di truffa

Certificazioni dopo un incidente stradale mentre erano in servizio: sotto indagine anche un medico ortopedico

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GROSSETO. Quattro poliziotti e un ortopedico sono sotto inchiesta per una presunta truffa legata alle certificazioni mediche conseguenti a un incidente riportato sul lavoro. Per loro il sostituto procuratore Stefano Pizza, poco prima di lasciare l'incarico in via Monterosa, ha chiesto misure interdittive dal servizio. Richieste anche particolarmente pesanti, fino a un anno per due dei casi ritenuti più gravi. Deve comunque pronunciarsi il giudice, che deciderà al termine degli interrogatori.

I fatti risalgono al giugno dello scorso anno, quando i quattro - tre assistenti e un ispettore - rimasero coinvolti in un incidente stradale avvenuto fuori provincia mentre erano a bordo di una Fiat Punto senza contrassegni. Un incidente dalle conseguenze piuttosto serie e non soltanto per i danni riportati dall'auto sulla quale viaggiavano per raggiungere la sede dove avrebbero dovuto prestare servizio quel giorno, per un corso di aggiornamento. A scaglioni, a seconda della gravità delle lesioni riportate nel tamponamento, a seconda di necessità documentate di prolungamento della convalescenza, i poliziotti erano rientrati in servizio: l'ultimo nel gennaio scorso. Ciò che la Procura contesta non è la veridicità dell'incidente - reale e documentato - e nemmeno il fatto che siano state riportate lesioni (tra l'altro le compagnie assicuratrici non hanno sollevato questioni, se non per un riconoscimento inferiore dei giorni di malattia). Ciò che viene contestato è che nel periodo di convalescenza i quattro abbiano svolto attività ritenute incompatibili con lo stato clinico: c'è chi sarebbe andato a caccia e chi avrebbe svolto attività subacquee. E in questo ne sarebbe responsabile anche il medico ortopedico che, per ultimo, aveva firmato le certificazioni per i poliziotti. Certificazioni comunque convalidate dal medico della polizia di stato, che non è indagato: in casi come questi il medico dell'amministrazione svolge le funzioni di "visita fiscale" come se fosse un medico dell'Inps.

A svolgere le indagini è stata la guardia di finanza. Tutto sarebbe partito da uno o più esposti anonimi, che avevano suggerito alle forze dell'ordine di sorvegliare cosa facessero i poliziotti, o quantomeno alcuni di loro, nel periodo in cui non erano in servizio per ragioni di salute. Le fiamme gialle hanno svolto i controlli non solo "sul campo", e cioè seguendo gli spostamenti e le attività, ma anche monitorando i social network sui quali i poliziotti erano attivi, con post contenenti messaggi o fotografie ritenuti significativi. Da tutto questo complesso di accertamenti è derivata l'informativa - particolarmente dettagliata, circa duemila pagine - che ha costituito la base sulla quale la Procura ha chiesto le misure interdittive dalla professione, ritenendo che si tratti di un reato proprio commesso da un addetto alle forze dell'ordine nello svolgimento delle sue funzioni e che sia ancora esistente, anche a una distanza di tempo così rilevante, il pericolo che il reato possa essere reiterato.

Questioni che saranno proposte la prossima settimana, nel corso dell'interrogatorio preventivo previsto in casi come questo, cioè nei casi in cui risultino coinvolti pubblici ufficiali o agenti. Questioni che saranno naturalmente contestati dalle difese. I quattro poliziotti insieme ai loro legali dovranno presentarsi davanti al giudice delle indagini preliminari per dichiarare se intendono rispondere e per chiarire la loro posizione. Solo al termine degli interrogatori il giudice - in questo caso il dottor Marco Bilisari - potrà decidere se accogliere o no le richieste della Procura: per due poliziotti sono stati chiesti sei mesi di sospensione dal servizio, per gli altri ben dodici mesi.

I quattro - il cui statino di servizio non presenta ombre - sono regolarmente in servizio.

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