La protesta
Mabro: un’unica visita nel capannone all’asta
Solo l’imprenditore cinese si è fatto aprire la porta dello stabilimento Royal Tuscany: «Con il nostro fallimento nessun beneficio per i lavoratori»
GROSSETO. Hanno invocato, in qualche modo, il fallimento di Royal Tuscany, convinti che il bando per la vendita del capannone o comunque, la richiesta di concordato presentata dalla società, fosse un altro ostacolo per la riapertura della loro fabbrica. Senza tenere presente però, quello che potrebbe succedere se il commissario davvero portasse in tribunale i libri dell’azienda. «I tempi si allungherebbero ancora - dicono Enrico Domenichelli e Marco Milanesio, commissario e liquidatore di Royal Tuscany - si dovrebbe ricominciare da capo, con una nuova perizia e comunque il capannone resterebbe in vendita». La partita che si sta giocando per la cessione della Mabro e per il salvataggio dell’azienda e degli oltre duecento dipendenti della fabbrica di abbigliamento si gioca su due tavoli differenti. È questo il senso di quello che commissario e liquidatore tengono a sottolineare, dopo che avevano cercato di trovare un punto d’incontro con Paolo Coscione, commissario della Prodi bis di Abbigliamento Grosseto, per fare un bando unico. Una mossa questa, che non è andata a dama. «A questo punto abbiamo deciso di andare vanti - spiegano - e il bando per la vendita del capannone sarà pubblicato entro dicembre». Certo, un filo di speranza per vedere di nuovo entrare le vestaglie azzurre nello stabilimento di via Senese c’è ancora.
Il capannone andrà all’asta a un prezzo ribassato del 10%, questa volta. «Ma non è ancora stato liberato da tutti i macchinari di Abbigliamento Grosseto - aggiungono - quindi siamo stati costretti a rimandare la pubblicazione del nostro secondo bando».
Il bando per la cessione della Mabro scade il 21 ottobre, tra una settimana esatta. Se ci sarà un compratore che avrà interesse a mantenere la produzione in quello stabilimento lo si saprà soltanto allora. «Noi abbiamo dato la nostra disponibilità - dicono ancora Domenichelli e Milanesio - ma non ci è arrivata alcuna manifestazione d’interesse. L’unica visita che è stata fatta al capannone è stata quella dell’imprenditore cinese. Nessun altro è venuto a visitare lo stabilimento».
Così come hanno già fatto le istituzioni, anche chi sta curando il concordato di Royal Tuscany ha dato, e conferma, la propria disponibilità ad andare incontro a quegli imprenditori che rileveranno la società Abbigliamento Grosseto, anche se il bando per la cessione del capannone non è stato fatto insieme a quello per la vendita dell’azienda.
«Siamo pronti a favorire chiunque decida di rilevare la società e prendere anche il capannone - dicono - ma è importante chiarire che quello stabilimento dobbiamo venderlo per pagare i creditori di Royal Tuscany. Se il nostro concordato si arresta e la società dovesse fallire, dovremmo ricominciare tutto da capo e i tempi si allungheranno ancora. E nel caso in cui ci sia qualcuno che vuole quello stabilimento per lasciare lì la produzione della Mabro, la situazione diventerebbe ancora più complicata». Insomma, invocare il fallimento di Royal Tuscany non ha alcuna ricaduta sulla cessione di Abbigliamento Grosseto. «Anzi, i tempi si allungano - spiegano - si spendono più soldi e dopo il secondo tentativo, la decisione viene rimessa in mano al giudice».
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