Gioco
I dipendenti rimasti fuori non potranno lavorare
Nessuno spiraglio alla turnazione per le serre da parte del commissario La Regione fissa due incontri, gli operai esasperati: «Sono rientrati i soliti amici»
PIANCASTAGNAIO. Niente speranze per i lavoratori di Floramiata. Il curatore fallimentare dell’azienda florivivaistica di Piancastagnaio che è stata dichiarata fallita lo scorso nove ottobre, ha detto no ai sindacati che erano andati a chiedergli di richiamare al lavoro, per la manutenzione delle piante, tutti i lavoratori del disposti a soffrire un taglio consistente del salario, pur di tornare in azienda.
Invece, lunedì pomeriggio, dopo 2 ore di presidio fuori dai cancelli di Floramiata a Casa del Corto in Val di Paglia, dove si aprono le strutture delle serre, nulla di fatto.
Il curatore ha detto no, spiegando che non si possono cambiare le regole che ormai sono state stabilite per cercare di risollevare l’azienda ed accompagnarla all’asta fallimentare in buona salute. Uno schiaffo in faccia, questo, dritto dritto a sindacati e operai i quali, durante il presidio di lunedì avevano detto con chiarezza che il metodo che aveva portato a richiamare una cinquantina di lavoratori per la manutenzione delle piante, non era per nulla chiaro: «Soliti metodi», diceva qualcuno agli stessi rappresentanti sindacali. Ma i sindacati non ne sapevano nulla e si affannavano a dire che forse anche quei cinquanta richiamati non erano in una posizione ottimale rispetto a quella dei colleghi. Ma agli operai non è per nulla andata giù quest’ultima mossa che hanno giudicato poco chiara.
Il fallimento di Floramiata con cui sono stati sospesi 250 operai brucia e fa male, ma fa ancora più male che il giorno dopo, in pieno dramma, una cinquantina di colleghi siano stati richiamati con un’operazione preparata da giorni, sottolineano gli operai. Proprio alla luce di questo malcontento generale che andava ad aggiungersi al dramma di aver perso il lavoro, i rappresentanti sindacali Cgil, Cisl e Uil, lunedì mattina avevano promesso agli operai in presidio, che sarebbero andati a parlare col curatore fallimentare per cercare di strappargli qualche concessione che permettesse a tutti di rientrare.
Non importava a nessuno il sacrificio di tagliarsi gli stipendi o di assicurare la presenza a rotazione. «Invece, chissà perché - sbotta un operaio - quei cinquanta-sessanta che sono rientrati dentro le serre, rimangono dentro e quelli che sono fuori pure. Nessuna possibile rotazione, nessun part-time, come invece avevamo sperato. Le motivazioni addotte dal curatore? Ci sarebbe il rischio che un domani, trovando un acquirente, lo stesso possa proporre il turn over a scapito di un’ integrazione a tempo determinato. Secondo me tutte balle. Ripeto che non si capisce il perché sono stati scelti proprio loro e da chi siano state fatte queste scelte. C’è qualcosa che non quadra, visto che, se siamo stati tutti sospesi, anche chi ha scelto il personale, in teoria, avrebbe dovuto essere sospeso come tutti. Sono stati chiamata i soliti “amici”».
Quindi rimane al momento tutto fermo. Appare probabile, a quel che è dato sapere, un prossimo incontro, la settimana a venire, fra curatore fallimentare e sigle sindacali. È certo, invece, che sulla vicenda Floramiata resta alta l’attenzione della Regione e del presidente Enrico Rossi. L’obiettivo è seguire passo passo il percorso per capire le iniziative da intraprendere a sostegno del rilancio aziendale, compresa l’individuazione di possibili acquirenti. Tutto l’iter richiederà mesi. Ma alla Regione preme stringere. E così ha deciso per due incontri nella prossima settimana: con le istituzioni, il primo, e il secondo, il 21 ottobre, coi sindacati, per studiare la possibilità di ammortizzatori sociali.
Intanto, l’amministrazione comunale di Abbadia San Salvatore ha indetto un consiglio comunale straordinario per venerdì alle 18 per mettere le gambe all’idea espressa già più volte dal sindaco Fabrizio Tondi dell’istituzione di un tavolo di crisi che partendo dalle comunità locali, si allarghi fino a comprendere le istituzioni e gli enti ai livelli regionali e nazionali.
Un tavolo bipartisan, perché «questo è il momento della solidarietà e dell’unità», ha avvertito Tondi. Intanto i gruppi politici che fanno capo ad Abbadia Futura, Partito dei Carc, Rifondazione comunista e Si Toscana a sinistra assicurano disponibilità a partecipare alle iniziative dei lavoratori.
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