Gioco
Poste, il Tar ferma le chiusure
Accolti altri cinque ricorsi, salvi gli uffici di Borgo Carige, Ravi, Pereta, Santa Caterina e Montorgiali
GROSSETO. Poste Italiane non ha dimostrato di avere effettivamente avviato con i Comuni un confronto sul piano di razionalizzazione degli uffici nei paesi più piccoli. Per questo i giudici del Tribunale amministrativo regionale della Toscana accolgono la richiesta di cinque Comuni della provincia di Grosseto di sospendere la decisione dell’azienda di chiudere gli uffici, o ridurne l’orario di apertura, e fissano al 20 aprile 2016 l’udienza per la discussione nel merito.
Un altro punto a favore, dunque, per i piccoli paesi sui quali da mesi pende la mannaia di Poste, che vuole chiudere gli uffici delle frazioni meno popolose per risparmiare sul servizio.
Borgo Carige nel comune di Capalbio, Ravi nel comune di Gavorrano, Pereta nel comune di Magliano, Santa Caterina nel comune di Roccalbegna e Montorgiali nel comune di Scansano tirano un sospiro di sollievo. La prima sezione del Tar di Firenze ha pronunciato la sua ordinanza il 7 ottobre – pubblicata all’albo del tribunale ieri – in cui accoglie la domanda cautelare con cui questi Comuni e altri sei in Toscana chiedevano di sospendere il provvedimento con cui il 4 febbraio scorso Poste annunciava la necessità «di adeguare l’offerta all’effettiva domanda dei servizi postali nel territorio comunale» e diceva che dal successivo 13 aprile avrebbe chiuso centinaia di uffici in Italia, una sessantina dei quali in Toscana e, tra questi ultimi, dieci in provincia di Grosseto.
I sindaci, a quel punto, erano saliti sulle barricate e, a gruppi, avevano fatto ricorso al Tar. Il primo gruppo comprendeva, per la provincia di Grosseto, il Comune di Castiglione della Pescaia, in difesa dell'ufficio postale di Buriano e di quello di Punta Ala (quest’ultimo rischiava una riduzione dell’orario di apertura); il Comune di Cinigiano per l’ufficio postale di Monticello Amiata; il Comune di Orbetello per l’ufficio di Talamone; il Comune di Roccastrada per l’ufficio Torniella. C’erano poi i ricorsi dei Comuni di Massa Marittima e Montieri che protestavano contro la riduzione dell’orario d’apertura degli uffici, rispettivamente, di Valpiana e Montieri.
Oltre a questi, c’è il Comune di Santa Fiora che ha presentato un ricorso a parte e che, al momento, è in una fase meno avanzata. Anche Santa Fiora, tuttavia, ha ricevuto ieri buone notizie dal Tar. Gli abitanti di Selva possono tirare un sospiro di sollievo. Sempre il 7 ottobre la prima sezione del Tar ha pronunciato un decreto con cui accoglie l’istanza di misura cautelare provvisoria, sospendendo così la chiusura dell’ufficio postale della frazione, e fissa per il 21 ottobre la camera di consiglio per la trattazione collegiale.
Un altro gruppo di Comuni che hanno fatto ricorso al Tar comprende, appunto, Capalbio, Gavorrano, Magliano, Roccalbegna e Scansano.
Di fronte ai giudici Bernardo Massari, Gianluca Bellucci e Pierpaolo Grauso Poste si è difesa dicendo «non essere tenuta al rispetto delle norme procedimentali» e ha contestato che i Comuni potessero essere titolari «di un qualche potere di intervento per la concreta attuazione del piano di razionalizzazione». Poste si è anche difesa dicendo di «aver posto in essere ogni azione utile al confronto preventivo con gli enti locali interessati».
I giudici però hanno ritenuto che la documentazione fornita da Poste non dimostri che l’azienda abbia effettivamente rispettato il vincolo che si era data il 27 aprile, quando si impegnò ad avviare un dialogo con i sindaci per valutare le ragioni dei cittadini che si sarebbero visti chiudere gli uffici postali.
I giudici sembrano anche tirare un po’ le orecchie a Poste, quando scrivono nell’ordinanza che «non può essere il giudice a supplire agli oneri probatori gravanti sulla parte attraverso l’acquisizione officiosa dei verbali degli incontri che sarebbero intercorsi con gli enti locali, trattandosi di documentazione che si presume accessibile alla resistente».
Il 20 aprile il ricorso sarà discusso nel merito. Intanto il Tar condanna Poste Italiane a pagare le spese di questa fase cautelare, ovvero 1.500 euro oltre agli accessori di legge per ciascun Comune.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google