Il Tirreno

Grosseto

La protesta dei migranti

di Alfredo Faetti
La protesta dei migranti

Il cibo, i soldi, gli spazi: a Gavorrano cronaca di un’integrazione difficile

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GAVORRANO. I problemi vanno oltre quel che hanno trovato nel piatto, troppo freddo e ritardatario, stando a quel che trapela dal centro. Semmai, il pasto è stato il pretesto per dar corpo a un malcontento più profondo.

C’è la questione dei pocket money, ossia i soldi che invia ogni mese la Comunità Europea ma consegnati ai diretti interessati con qualche giorno di ritardo. C’è il problema di un sovraffollamento, dato che i venticinque ospiti sono divisi in sole tre camere. C’è la disillusione sul fatto che una volta attraversato il Mediterraneo le preoccupazioni fossero finite.

Sono questi gli argomenti che i migranti umanitari accolti alla Castellaccia hanno proposto mercoledì sera, quando in uno scoppio d’ira hanno occupato la provinciale che unisce Giuncarico con Ribolla per circa quaranta minuti.

Una protesta di pancia, che costerà quanto meno il trasferimento di qualche ragazzo in un’altra struttura. La Prefettura di Grosseto è tornata anche ieri per un sopralluogo nei locali dell’ex scuola elementare ora allestita a centro d’accoglienza e gestita dall’associazione Partecipazione e Sviluppo, la stessa che nell’ultimo periodo si è trovata a fare i conti con altri problemi, questa volta a Roccastrada, dove sono arrivate nove diffide e due espulsioni.

Anche là, nella vicina Roccastrada, uno dei motivi d’insofferenza dei profughi era stato il cibo. Ma anche qui, la gamma dei problemi è stata più ampia, tra alcol e tafferugli tra esuli a cui si aggiunge un sopralluogo dell’Asl riguardo a eventuali problemi igienici.

Ma quel che è accaduto nelle campagne gavorranesi è un’altra storia. I venticinque da un paio di mesi ospiti della Castellaccia (con un’età media età di 24 anni) dovevano ricevere entro il 7 ottobre i pocket money, i 75 euro mensili che invia l’Ue: soldi che gli esuli inviano per buona parte alle proprie famiglie in Africa per poi spendere il restante qua in Maremma.

Il 7 però questi soldi non sono arrivati, per una serie di ritardi burocratici, e questo non ha fatto altro che scaldare gli animi, già abbastanza infuocati per la disposizione nel centro, con anche dieci persone in una camera. Questo almeno hanno detto i protagonisti della protesta quando associazione e carabinieri hanno chiesto loro spiegazioni.

Protesta nata intorno alle 21 dopo che, qualche ora prima, il pranzo era stato servito alle 18, con largo ritardo rispetto al solito, facendo infuriare quelli che poi sono stati considerati i capi della “insurrezione”, capaci di portarsi dietro, sulla strada, un’altra decina di esuli.

Hanno preso le panche e occupato la provinciale, creando pure un po’ di fila alle auto. I primi ad arrivare hanno chiesto spiegazioni, ma nessuno dei protestatari parlava italiano. Solo quando sono arrivati i responsabili dell’associazione la situazione si è un po’ ripresa, con buona parte dei profughi che è tornata nell’ex scuola.

I capi, invece, sono rimasti in strada. È servito l’arrivo dei carabinieri per far rientrare anche loro, non prima di aver ascoltato le loro motivazioni di cui sopra insieme ai rappresentanti del Comune arrivati quasi subito.

Il giorno dopo il centro della Castellaccia ha portone e finestre chiuse. Sembra vuoto, ma i profughi sono tutti là dentro. «Sono sempre stati bravi ragazzi – dice un vicino – Non capisco cosa sia successo».

Eppure la tensione è palpabile. Anche ieri, spiegano dalla prefettura, c’è stato qualche malumore legato al vitto.

Sembra ormai certo che alcuni ragazzi, probabilmente il gruppo che è sceso in strada, saranno trasferiti in altre strutture, alleggerendo così quella della Castellaccia.

Il sindaco di Gavorrano, Elisabetta Iacomelli ha annunciato un incontro con l’assessore regionale Vittorio Bugli per fare il punto della situazione proprio sulla questione dell’accoglienza.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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