Il Tirreno

Grosseto

Gli negano l’asilo, tenta di farsi investire

di Elisabetta Giorgi
Gli negano l’asilo, tenta di farsi investire

Dramma al centro d’accoglienza di via Trento. «Se devo tornare nel mio Paese, tanto vale morire qui»

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GROSSETO. Gli hanno negato l’asilo e lui - temendo di dover tornare in Africa a subire altre persecuzioni e violenze - si è sdraiato in strada sperando di morire, investito da un’auto. È successo ieri mattina in pieno centro a Grosseto, in via Trento, davanti al centro di accoglienza gestito dalla cooperativa Uscita di sicurezza che ospita in tutto 23 migranti.

Lui - 27 anni - arriva da uno stato africano e sulla schiena ha impressi i segni di una violenza inflitta nel suo Paese: ferite e lesioni provocate da un maltrattamento da cui è fuggito cercando scampo in Italia. Ieri il giovane, che in questi giorni si è visto respingere dalla prima commissione la richiesta del diritto d’asilo, ha bevuto un bicchiere di troppo perdendo il controllo. Si è adagiato per strada in attesa che un’auto lo travolgesse. «Se tanto devo tornare nel mio Paese - ha detto in lacrime - tanto vale morire qui in Italia». Pericolo scampato: le auto si sono fermate e la situazione è rientrata, pur creando un bel trambusto. Gli amici migranti, quattro operatori sociali di Uscita di sicurezza e i soccorritori del 118 l’hanno assistito e riportato dentro. Sono arrivati i carabinieri. Il giovane è da tempo seguito dagli operatori socio-sanitari: soffre di problemi psichici, retaggio di un passato difficile. Da molti anni vige nel suo paese d’origine un governo brutale. Qui torture, processi sommari e spietate esecuzioni degli oppositori sono all’ordine del giorno: da tutto questo il 27enne è fuggito per cercare di lasciarsi alle spalle spettri e paure che ieri - però - sono sfociate in una speranza di morte. L’asilo gli è stato negato dalla “commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale”, composta da 4 membri (due del ministero dell’Interno, uno che rappresenta il sistema delle autonomie locali e un altro dell’Unhcr). In Italia vi sono 10 sedi e in Toscana la sede è a Firenze. Non è la prima volta che viene bocciata una richiesta d’asilo. Anzi: casi del genere sono più che frequenti, ma si può ricorrere in tribunale. Una strada che lo stesso giovane migrante ha intrapreso in questi giorni; ma ieri i suoi tormenti sono tornati. «Ogni tanto - spiega qualcuno - il ragazzo sogna chi gli punta la pistola alla testa».

La notizia del suo gesto disperato, ieri, si è diffusa rapida in città, a tratti contornata di particolari fasulli corsi sui social network dove si è parlato di «disordini», «un’aggressione alla conducente di un’autovettura» (smentita da forze dell’ordine e Prefettura) e «danni ingenti alle auto in sosta» (smentiti pure questi). Il giovane in realtà, non ha danneggiato nulla né aggredito chicchessia. A suo carico non vi è stata alcuna denuncia penale.

Luca Terrosi, presidente della cooperativa Uscita di sicurezza che gestisce il Centro: «Forse è l’ora di smettere di creare strumentalizzazioni politiche e odio tra le persone. Vi può essere diversità di pensiero, ma una cosa è avere legittime disparità ideologiche riuscendo a restare civili e un’altra è istigare alla violenza. Su un punto sono d’accordo: queste persone devono essere riconoscenti per quello che i cittadini italiani riescono a fare salvandole dalla morte e non è giusto tollerare intemperanze. Ma neppure è giusto metterle alla gogna e diffondere notizie fasulle o non verificate che creano ingiustificato allarmismo e insofferenza».

Luigi Manzo, viceprefetto di Grosseto, in base alle informazioni ricevute conferma che quanto successo in via Trento non è consistito «in aggressioni o danneggiamenti» ma in «un gesto autolesionistico da parte di una persona sotto osservazione».

Per quanto riguarda la protesta dei profughi mercoledì sera alla Castellaccia, «sembra che il pranzo sia stato portato alle 18, ormai freddo. Un disguido che può capitare e che - continua il viceprefetto - ha portato a una serie di altre piccole proteste anche su aspetti non dovuti. Per esempio queste persone, peraltro sempre composte e pacifiche, chiedono che siano loro dati biglietti del bus per spostarsi, cosa che non è prevista dalla convenzione col gestore che scandisce diritti e obblighi. Poi volevano il documento di identità: abbiamo spiegato che nei primi 6 mesi non possono averlo, basta un documento provvisorio rilasciato dalla Questura».

Malumori sono stati anche ieri quando il Prefetto ha inviato in loco un dirigente. «I migranti hanno protestato che il vitto non corrispondeva al loro gusto etnico: abbiamo spiegato che, essendo loro di diverse nazionalità, non potevamo accontentare tutti. Così abbiamo stabilito di servire menu a rotazione per assecondare prima un Paese, poi un altro. Problema rientrato». Al viceprefetto domandiamo se vi siano state segnalazioni di carenze igienico-sanitarie. «Sul momento non dispongo di informazioni precise e non abbiamo ancora informative particolari. Ma non mettiamo i migranti dove capitano: facciamo controlli e le strutture sono visionate prima da un nucleo di controllo composto da un dirigente prefettizio, un funzionario Asl e un funzionario dei vigili del fuoco. nessun sovraffollamento».

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