Gioco
Floramiata licenzia tutti, sul lastrico 200 famiglie
Il patron Montanari ha dato l’annuncio nel corso di un’infuocata assemblea. Avviato il fallimento dopo che il Tribunale non ha ritenuto credibile il concordato
MONTE AMIATA. Floramiata, l’azienda serricola di Piancastagnaio che è la più grande d’Europa, licenzia i suoi 200 dipendenti, mentre col sequestro dei libri contabili si apre, di fatto, il fallimento.
Nel corso di una concitata assemblea il patron Fabio Montanari ha dato l’annuncio dell’ultimo atto della storica azienda agli operai chiamati a raccolta in un incontro sindacale. La notizia del licenziamento è giunta come un fulmine a ciel sereno, anche perché la vicenda dell'azienda vivaistica Floramiata era stata al centro dell'incontro del 2 settembre tenuto in Regione e al quale avevano partecipato la Regione, con il consigliere per il lavoro Gianfranco Simoncini, la Provincia di Siena, il Comune di Piancastagnaio, l'Unione dei Comuni Amiata Vald'Orcia, le organizzazioni sindacali e i rappresentanti Floramiata Servizi, il commissario giudiziale e il liquidatore di Floramiata spa. Da ogni attore era arrivata la richiesta e l’auspicio per la continuità produttiva della Floramiata e per la salvaguardia dell'occupazione. Concetto ribadito da Simoncini che aveva battuto l’accento sull'utilizzo della geotermia e invocato un piano concordatario credibile.
[[atex:gelocal:il-tirreno:grosseto:cronaca:1.11817937:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/grosseto/cronaca/2015/07/22/news/floramiata-ora-punta-sulla-marijuana-1.11817937]]Dal canto suo l’azienda si era detta disponibile a prendere in esame il piano concordatario e industriale della Floramiata Servizi Srl prima dell'udienza per il concordato preventivo. L'incontro in Regione, infatti, era avvenuto proprio in vista dell'udienza del tribunale prevista per il 5 ottobre. Ma il concordato presentato dall’azienda non è stato giudicato credibile dal tribunale.
Un colpo al cuore perché, dopo la chiusura delle miniere e la ricerca di un alternativo “progetto Amiata”, Floramiata è stata, fino a ieri, il serbatoio di lavoro più importante della montagna, perché attorno a lei ruotava anche un cospicuo indotto, di trasportatori, soprattutto che portavano i fiori dell’azienda in tutta Europa. L’azienda occupava operai di tutta la montagna, sia versante senese che grossetano e per la sua sopravvivenza si sono spesi parlamentari e uomini polici bipartisan. Lo stesso Leonardo Marras, a maggio, dopo un ennesimo incontro in Regione diceva: «Qualunque sia la decisione del giudice, c'è da augurarsi che si tenga conto della necessità di permettere a Floramiata di continuare a produrre e a commercializzare i suoi prodotti. La Regione è disponibile a percorrere tutte le strade, dalla richiesta di costituzione di un tavolo nazionale fino ad incontrare possibili investitori che hanno mostrato interesse verso l' azienda».
E a luglio aveva fatto ben sperare l’assunzione di una cinquantina di avventizi. Invece tutto è precipitato. Floramiata, pur fregiandosi di 22 ettari di serre e di 125 ettari di superficie, non è riuscita a sopravvivere per mancanza di un piano di restyling credibile e solido. Oggi anche i politici di Piancastagnaio e le istituzioni si muoveranno per capire se vi sia uno spiraglio per fronteggiare un terremoto di tale natura.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
