Gioco
È morto monsignor Umberto Ottolini, il grande liturgista
Grosseto, figura di primo piano della chiesa maremmana, il ricordo del vescovo Rodolfo Cetoloni
GROSSETO. Monsignor Umberto Maria Ottolini, uno dei sacerdoti-simbolo della Diocesi di Grosseto, è spirato nella notte tra giovedì 8 e venerdì 9 ottobre, nella sua abitazione, dopo una lunga malattia sopportata con fede.
Aveva 92 anni, 67 dei quali vissuti da prete. Una figura di primo piano della chiesa maremmana: liturgista di livello nazionale, collaboratore dell’Ufficio delle celebrazioni pontificie, fu il primo parroco del Cottolengo, rettore del Seminario, poi canonico e teologo della Cattedrale, eccellente comunicatore, promosse le Messe teletrasmesse dal Duomo.
La camera ardente è stata allestita nella chiesa dell’arciconfraternita della Misericordia, in piazza Martiri d’Istia, a Grosseto dove questa sera (venerdì 9 ottobre) alle 21.15 si terrà una veglia di preghiera. Le esequie saranno celebrate domani, sabato 10 ottobre, alle 18, in Cattedrale, nell’orario in cui - per oltre vent’anni - aveva celebrato la diretta televisiva. Giovedì 5 novembre, alle 10, in Cattedrale sarà celebrata una Messa di suffragio.
«Con don Umberto Ottolini – dichiara il vescovo Rodolfo Cetoloni – se ne va una figura significativa e di grande calibro del presbiterio della diocesi di Grosseto. Mons. Ottolini, che ho avuto la possibilità di conoscere solo sul finire della sua esistenza, è stato sacerdote poliedrico, dinamico, dalle forti intuizioni pastorali, con una formazione teologica e culturale solide, che ha messo a servizio di questa Diocesi e della Chiesa tutta, dal momento che anche la Santa Sede si è avvalsa, negli anni, della sua collaborazione in ambito liturgico. Perdiamo tutti un fratello zelante, che ha amato la sua scelta di vita, l’ha onorata e messa a servizio della Chiesa e dei fedeli».
Diresse per moltissimi anni la Rivista Diocesana e il settimanale diocesano (prima “Vita Nuova”, poi “Rinnovamento”), dando un forte impulso alla loro diffusione e in questa veste, di collega, lo avevamo apprezzato per equilibrio, rispetto, competenze. Non solo. Furono determinanti i suoi uffici per realizzare il desiderio della Diocesi di Grosseto di poter accogliere san Giovanni Paolo II pellegrino in Maremma, con la storica visita che si concretizzò nel maggio del 1989.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
