Gioco
Profughi protestano e bloccano una strada
Gavorrano, all'ora di cena, alla Castellaccia, nella struttura che li accoglie si verificano tensioni e litigi. Alla fine una ventina di ospiti occupa la provinciale che collega la frazione con Ribolla.
CASTELLACCIA (Gavorrano). È successo tutto in meno di un’ora. La cena che arriva in ritardo, la rabbia covata per tanti aspetti, la pancia che prende il sopravvento sulla testa: così una ventina di profughi ospitati nella struttura della Castellaccia, nelle campagne gavorranesi, hanno occupato la strada provinciale che collega la frazione con Ribolla. Hanno portato sull’asfalto le panche e si sono seduti, per la cena ma anche per altre cose: i pocket money, le carte d’identità, i documenti per la loro accoglienza. Nel giro di pochi minuti, si è creata una piccola coda di macchine di fronte al picchetti degli esuli, ma all’arrivo dei rappresentanti dell’associazione Partecipazione e Sviluppo, che fa capo all’accoglienza a Gavorrano, buona parte di questi ragazzi è rientrata nel centro. Solo i più ostinati sono rimasti in strada, fatti sgomberare infine dai carabinieri. Una vicenda che ora passa in mano alla Prefettura di Grosseto, a cui è stata consegnata una relazione dettagliata su tutto quello che è successo. Anche se, nel Comune minerario, l’intenzione è quella di guardare avanti. «Noi proseguiamo con il nostro programma d’inserimento – dice il sindaco Elisabetta Iacomelli – attraverso lavori socialmente unici destinati agli ospiti».
La protesta è andata in scena la sera di mercoledì 7 ottobre, intorno alle 21. In genere, la cena nel centro della Castellaccia, che una volta ospitava la scuola elementare, viene servita alle 20, ma ieri sera ci sono stati dei ritardi. Non è passaggio semplice, la cena, visto che i venticinque ragazzi ospitati da poco più di un mese nella frazione vengono da Paesi, culture e abitudini diverse. Ecco quindi che il ritardo è stata la miccia per far esplodere quel che il sindaco chiama «un malessere», legato alla convinzione che gli esuli avevano non appena arrivati in Italia di poter essere autonomi e di poter badare da subito alle loro famiglie. Ma così non è: l’iter è diverso. Ecco allora la protesta e il suo epilogo dopo appena quaranta minuti. Alla Prefettura il compito di valutare l’accaduto, anche se è ormai in programma di alleggerire la struttura, trasferendo alcuni esuli in altre zone.
La mattina dopo il centro della Castellaccia ha portone e finestre chiuse. Sembra vuoto, ma i profughi sono tutti là dentro. «Sono sempre stati bravi ragazzi – dice un vicino – Non capisco cosa sia successo».
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