Gioco
Eroina da Livorno a Gavorrano con “Kahled la Camorra”
GAVORRANO. Per il successo della loro attività avevano puntato sulla fidelizzazione del cliente, proprio come due veri commercianti di professione. Peccato però che l’oggetto delle loro vendite fosse...
GAVORRANO. Per il successo della loro attività avevano puntato sulla fidelizzazione del cliente, proprio come due veri commercianti di professione. Peccato però che l’oggetto delle loro vendite fosse l’eroina, e che ai buoni rapporti con i consumatori, quasi tutti giovani italiani, i due spacciatori affiancassero le minacce ai concorrenti nel campo della droga.
A finire in manette, dopo un’operazione della squadra mobile chiusa il 3 ottobre scorso, sono stati tre cittadini di origine tunisina: Jamel Nasri, 34 anni, Kahled Akary (33) e Imed Jobrane (34). Per loro si sono aperte le porte del carcere, mentre agli arresti domiciliari sono finiti Claudio Bellini, 43 anni di Napoli, e Massimiliano Carlesi, 31enne nato a Roma. Obbligo di firma per un altro tunisino, Hichem Kehna, classe 1977.
Tutti sono accusati, a vario titolo, di aver fatto parte della banda di spacciatori che smerciava la droga a Livorno. In arresto era già finita anche una coppia residente nella provincia di Grosseto: Angelo Marano, 43enne originario di Caserta, e la moglie Michela Carusi, grossetana di 38 anni.
In particolare Nasri e Akary (che sarebbe presente su Facebook con il nome di “Kahled la Camorra”) avevano pensato di estendere i loro affari anche in provincia di Grosseto, in particolare a Gavorrano, approfittando della complicità di un loro storico cliente, divenuto tanto fidato da essere “promosso” a socio in affari.
I due avevano stretto un accordo con Marano e la moglie, che avrebbero acquistato lo stupefacente per rivenderlo a Gavorrano. Non solo: a suggellare l’intesa, Marano si rendeva disponibile ad aiutare Nasri affinché quest’ultimo prendesse una residenza fittizia nel comune per ottenere il rinnovo del permesso di soggiorno. Il nuovo socio in affari aveva persino arredato l’abitazione in cui il tunisino aveva preso la residenza con alcuni effetti personali dell’uomo, affinché in caso di controlli la sua presenza fosse più credibile.
E quando una volta i vigili urbani di Gavorrano si presentarono per un controllo, lo stesso Marano mentì agli agenti, sostenendo che l’uomo non fosse in casa ma fuori città per lavoro.
Il giro di affari tra Nasri, Akary e Marano si era concretizzato tra l’agosto e il settembre scorso, quando quest’ultimo si rese disponibile a venire a Livorno per comprare la droga da rivendere nel grossetano. Il giorno dello scambio, però, il 43enne casertano e la moglie furono intercettati sul Romito e arrestati.
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