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Sposi dopo 53 anni: la favola bella di Benito e Annamaria
Convivono dal 1962 e per tutti, da sempre, sono marito moglie. Ora, ottantenni, circondati da figlia e nipoti celebrano le nozze sorprendendo l'intero paese
ROCCASTRADA. Non è mai troppo tardi per coronare un sogno d’amore. È il messaggio che lanciano Benito Armini e Annamaria Francardi, da sabato 3 ottobre 2015 marito e moglie dopo cinquantatré anni tra fidanzamento e convivenza. Si sono sposati a Roccastrada, in municipio. Officiante il sindaco Francesco Limatola. Testimoni i giovanissimi nipoti: Leandro per nonno Benito e Lavinia per nonna Annamaria. In prima fila la figlia Elena e il genero Riccardo Stacchini. Nozze celebrate senza clamore, un passo compiuto con estrema convinzione da parte di entrambi, dopo averne parlato mille volte.
La famiglia Armini a Ribolla e nel comune di Roccastrada la conoscono tutti. Benito è stato anche assessore alla metà degli anni Settanta, commerciante di paglia e fieno oggi come mezzo secolo fa. Uomini di questa pasta non li fanno più. Mai un giorno di vacanza in 81 anni di vita. Sempre in movimento tra campi e strade, in mezzo alla gente. Al suo fianco Annamaria, altrettanto determinata e complice in tutto. La cosa buffa è che in paese, a Ribolla, nessuno conosceva questo “segreto”: il fatto che la coppia fino a ieri era tale solo di fatto e mai aveva codificato e ufficializzato la scelta compiuta nel lontano 1962.
Anche Elena, la figlia, lo ha saputo da grande. «I miei genitori – racconta – sono davvero due persone speciali. Hanno sempre pensato, quando ancora il dibattito neppure esisteva, che si può essere famiglia anche senza l’atto di stato civile. Hanno avuto ragione».
Due persone pratiche, Benito e Annamaria, che hanno insegnato alla figlia e ai nipoti come la sostanza sia più importante della forma.
Oggi la loro scelta di semplice convivenza, fatta 50 anni fa, custodita nel silenzio, senza ostentazioni, suona come un campanello di modernità. Eppure un anello al dito ce l’hanno sempre avuto entrambi. «Sì – dice Elena – si erano regalati delle fedine tanti anni fa e fino a ieri hanno continuato a portare come simbolo della loro unione».
Per loro, nel 1962, galeotta fu una noce. Durante un viaggio lungo strade di campagna, infatti, un ramo di noce rimase incastrato nel finestrino del camion sul quale viaggiava Benito. Cogliendo l'attimo il giovane commerciante regalò ad Annamaria quel rametto, dove spiccavano due noci praticamente attaccate. E unite, sempre, sono state negli anni a venire le loro vite. Una figlia splendida, i nipoti, attività commerciali redditizie. Tutto in simbiosi.
Ma perché, un giorno, di colpo, hanno scelto di sposarsi? Si indaga e si scopre che una ragione non c’è. Soprattutto non esiste alcuna speculazione. Ci pensavano già da un po’ e ora – semplicemente - è arrivato il momento. Del matrimonio - celebrato sabato mattina - non hanno detto nulla. Non volevano regali, attenzioni. Solo vivere questo momento con i familiari, i parenti più stretti. Felicissimi soprattutto i nipoti, che – una volta conosciuta la storia - hanno spinto perché nonno e nonna diventassero finalmente marito e moglie.
Benito e Annamaria, fedeli al proprio carattere, non vogliono commentare il “grande passo”, lasciando la parola ai fatti. Il loro messaggio non è difficile da cogliere: gli ottant'anni non sono il tramonto della vita ma possono rappresentare l'inizio di una nuova avventura; in questo caso da coniugi. Di fatto e di diritto. A loro e al resto della famiglia le felicitazioni del Tirreno di cui sono, dicono, fedeli lettori.
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