Il Tirreno

Grosseto

Morì dopo la caduta Condannati in cinque

di Pierluigi Sposato
Morì dopo la caduta Condannati in cinque

Responsabili i due titolari del cantiere e la madre, il coordinatore e la consulente In tre dovranno risarcire vedova e figlio. Insussistente l’illecito della Gennari srl

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GROSSETO. Cinque condanne e quattro assoluzioni per l’incidente mortale che l’8 settembre 2008 costò la vita (il decesso avvenne due giorni dopo a Siena) ad Angiolino Bardelli, 60 anni, caduto dal trabattello del cantiere aperto all’agriturismo a Fonte Marina Alta di Casa Migliorini, nel territorio di Campagnatico. Un omicidio colposo con falsi nella documentazione per mettere in regola successivamente il lavoratore, secondo l’accusa.

Il giudice Giovanni Puliatti, rientrato in aula dopo tre ore di camera di consiglio, ha condannato i titolari della ditta Dsm, Daniele e Spartaco Priore, a 3 anni per il complesso dei reati, a partire dall’omicidio colposo, riqualificandone uno in un tentativo di falso ideologico ed escludendo le aggravanti. Ha condannato il coordinatore della sicurezza, l’ingegner Gianni Bartalucci a 1 anno e 6 mesi (omicidio colposo più gli altri reati - pena sospesa). I Priore e i Bartalucci sono stati condannati a risarcire vedova e figlio in sede civile, riconoscendo intanto una provvisionale da 30mila euro e 20mila euro di spese legali. Ha condannato la madre dei Priore, Antonella Mescolini, a 8 mesi per tutti i reati tranne tre (il fatto non sussiste) con riqualificazione in tentato falso ed esclusione delle aggravanti (sospesa e non menzione). Ha condannato la consulente del lavoro Elisabetta Fanti a 6 mesi per tutti i capi tranne due (il fatto non sussiste) con riqualificazione in tentato falso e senza aggravanti (doppi benefici). Ha poi assolto il commercialista Giorgio Mensi da tutti i capi (il fatto non costituisce reato e non sussiste). Ha assolto il medico legale Roberto Martini dai due reati contestati, con riqualificazione in tentato falso (il fatto non costituisce reato e il fatto non sussiste). Ha assolto la segretaria di Martini, Francesca Benelli, dagli stessi reati con la stessa formula. Ha infine dichiarato l’insussistenza dell’illecito amministrativo contestato alla Mario Gennari srl (in relazione all’omicidio colposo per le responsabilità derivanti dal subappalto). Motivazioni entro 50 giorni.

È stato un processo difficile, delicato, anche aspro nei confronti tra accusa e difesa. Non un normale omicidio colposo, perché si accompagnava alle presunte macchinazioni nella regolarizzazione di Bardelli. Presente anche la vedova, Ada Cigli, seduta tra il pubblico di imputati e spettatori nei banchi dell’aula di assise.

Tutti gli avvocati avevano preso la parola nell'ultima udienza. Chi per la propria arringa rimandata dall'altra settimana, chi anche per le repliche. L'avvocato Paolo Valiani, che insieme a Sabrina Natalini difende Francesca Benelli, segretaria dello studio Martini, aveva messo più volte l'accento sul fatto che le carte contestate dalla Procura sono perfettamente regolari. Colorito oltre che denso l'intervento di Bruno Leporatti (per i due Priore nonché per la loro madre Antonella Mescolini) che aveva parlato di «brigatismo giudiziario» da parte del pm Pizza, ieri assente, che all'altra udienza aveva invocato una punizione esemplare («un discorso eversivo») e che aveva indicato le criticità se non proprio gli errori nel capo di imputazione, ad esempio nel falso.

Anche Carlo Valle, difensore dell'ingegner Bartalucci e del medico legale Martini,aveva rimarcato l'inesistenza dei capi di imputazione di falso perché nessun documento è stato mai presentato a una pubblica autorità. Sono poi gli stessi interessati, subito, a dire che il Pos (piano sicurezza) non esisteva. Un Pos che compete al datore di lavoro e non al coordinatore della sicurezza, aveva concluso.

La replica in poche ma decise parole del pm onorario Fidelia Dompetrini: «I professionisti sapevano che Bardelli era in coma. Ciò che fanno è dare compiti per alleviare le conseguenze della sanzione per un cantiere in nero». Affermazioni condivise dagli avvocati di parte civile Francesco Mussio e Simone Bulleri (per il figlio e la moglie): «La famiglia ha ringraziato il pm perché ha fatto uno squarcio di luce e verità. La superficialità è quella che fa succedere le tragedie». E ancora: «I Priore hanno avvertito la signora Cigli solo dopo tre ore. Non si possono proprio dire degli angioletti».

Le parole del pm avevano però sollevato di nuovo le ferme prese di posizione dei difensori: Alessandro Oneto (per Mensi e Fanti) aveva definito «infondata» la ricostruzione del pm, dal momento che nessuno quel giorno sapeva le condizioni del ferito. Idem Stefano Antonelli che aveva usato termini forti per esprimere lo stesso concetto. L'avvocato Paolo Serra (per Mario Gennari srl) aveva puntualizzato i concetti espressi già nell'arringa. «Impossibile - aveva chiuso Leporatti - per il giudice stabilire se la comunicazione in quei tempi dei Priore fu fatta scientemente o per non darla brutalmente».

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