Il Tirreno

Grosseto

Fucilate a Casalecci «Potavo l’albero»

di Francesca Gori
Fucilate a Casalecci «Potavo l’albero»

Azione da film per i poliziotti: l’uomo ricoverato in psichiatria

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GROSSETO. C’era odore di polvere da sparo nell’aria. Si sentiva forte nelle narici di chi era in quel piccolo spiazzo a Casalecci, zona residenziale alle porte di Grosseto. Si sentiva forte, pur essendo all’aperto. C’erano donne con bimbi neonati in braccio coperti fin sopra la testa portate via dai poliziotti. C’erano i lampeggianti a illuminare l’aria di un martedì di follia tra le villette sonnacchiose di un quartiere che tante volte ha visto arrivare agenti e carabinieri perché quello che c’è dentro alle abitazioni poteva risultare appetibile ai ladri. Ma dove il rumore dei colpi di fucile, di una doppietta potente che sparava in aria, non si erano mai sentito. È cominciato così il martedì di delirio a Casalecci. Alle 21.12 in punto è arrivata la prima telefonata alla centrale operativa della questura. Poi il telefono non ha smesso di squillare: una chiamata, due, tre. Una decina. Nel giardino di casa un uomo di 47 anni, ex imprenditore dalla vita professionale travagliata stava sparando. «L’ho fatto perché mi davano fastidio le fronde dell’albero - ha detto al questore più tardi, quando tutto era finito - le volevo potare».

Gli uomini delle volanti sono stati i primi ad arrivare in quella piccola strada, in quel corridoio che si apre in via Etna per fermarlo. Poi sono arrivati gli agenti della squadr mobile che hanno portato con loro anche il questore.

Massimo Zanni si è messo il giubbotto antiproiettile addosso, sopra la felpa, e insieme ad altri due agenti della mobile si è avvicinato alla casa dove il quarantasettenne si era asserragliato.

Gli uomini delle volanti avevano già fatto uscire dalle loro villette i vicini, li avevano fatti allontanare da quella bella casa dove ieri sera qualcosa ha fatto corto circuito, nella testa dell’uomo. Un episodio di follia, l’unico probabilmente nella vita dell’ex imprenditore. L’unico di questa portata.

«Fatemici parlare, con me si calma, sono sicuro», dice un ragazzo. È giovane, ha la divisa da guardia giurata addosso ed è il genero dell’uomo. Sarebbe stato troppo pericoloso farlo entrare nella casa dove si era rintanato quell’uomo. Aveva un fucile in mano, una doppietta, e altri sette a disposizione. Armi del padre cacciatore, tutti regolarmente detenuti.

Il questore, insieme al ragazzo e a un altro agente della mobile si sono avvicinati al giardino, mentre un sovrintendente di polizia si era acquattato nel giardino: da quella posizione riusciva a vedere quello che succedeva nella casa dell’uomo.

Camminava avanti e indietro, imprecava, gridava frasi senza senso, accendeva e spengeva la luce in continuazione. È cominciata così la trattativa per farlo uscire i casa. Un’ora di parole e frasi rassicuranti per convincere il quarantasettenne a mettere per terra il fucile, uscire finalmente disarmato.

Non si è vista nessuna scena da film americano a Casalecci, nessuna uscita dalla porta a mani in alto e ben in vista. Solo un uomo che a un certo punto si è arreso, si è convinto che nessuno gli avrebbe fatto del male e che comunque quello che aveva fatto non era poi così grave.

Ci ha creduto, lui. È uscito nel giardino con la sigaretta stretta tra le labbra. «Ora vado a dormire, è finito tutto», ha detto agli agenti. Si è fatto portare via senza opporre resistenza, è salito sull’auto della polizia, seduto accanto al questore. Sorrideva, parlava, come se tutto quello che era appena successo fosse solo un brutto sogno. Nel giardino, le tracce di quell’ora di follia sono state raccolte dagli uomini della scientifica che hanno isolato diciassette pallottole. Le stesse con le quali aveva caricato la doppietta prendendole dalla cartucciera che si era messo intorno alla vita.

In questura, il quarantasettenne di Grosseto ha parlato. Ha detto di tifare Lazio, ha detto di essere di destra e ha spiegato di aver imbracciato il fucile per potare quelle fronde di albero diventate troppo fastidiose per continuare a tenerle lì, senza intervenire.

Gli uomini della questura lo hanno accompagnato all’ospedale di Grosseto dove è stato ricoverato nel reparto di psichiatria. Non aveva mai dato segni di squilibrio, non era una persona che potesse essere considerata pericolosa.

Il sostituto procuratore Alessandro Leopizzi ieri non aveva firmato alcun provvedimento nei confronti dell’uomo. Stava aspettando la relazione dei medici della psichiatria prima di decidere il da farsi.

Il quarantasettenne è stato denunciato per spari in luogo pubblico, resistenza a pubblico ufficiale e porto d’armi abusivo.

@francegori

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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