Gioco
Quella sanzione fu tolta per un «favore personale»
MONTE ARGENTARIO. Non ci fu regalìa da parte del cittadino ma abuso da parte del dipendente comunale. I giudici inquadrano così il caso Salvatori-Canali, cioè la richiesta da parte del primo di...
MONTE ARGENTARIO. Non ci fu regalìa da parte del cittadino ma abuso da parte del dipendente comunale. I giudici inquadrano così il caso Salvatori-Canali, cioè la richiesta da parte del primo di riduzione delle sanzioni per la sanatoria presentata dalla moglie nel 1986 (3.000 euro); l’architetto ne aveva tolta una, a titolo di «favore personale» (2.000 euro la cifra da pagare), secondo le motivazioni, senza che vi fosse un utile. Era stato lasciato da pagare soltanto il cambio di destinazione d’uso.
Perché la Procura aveva contestato l’ipotesi di una corruzione? Perché Mario Salvatori, quello che tutti all’Argentario conoscono come «il postino con il pappagallo» una quindicina di giorni più tardi aveva lasciato in ufficio alla Canali una stella marina con paesaggio marino e un sasso di fiume dipinto con una scena di pesca, come se volesse ringraziare. Opere di nessun valore artistico, aveva poi stabilito il perito sentito al processo, al massimo da vendere nei mercatini paesani a 10-15 euro. La stessa Canali, nelle intercettazioni ambientali, dice «Non potevo dire che fanno schifo» riferendosi ai due regali che pure aveva accettato. Comunque, secondo il Tribunale togliere quella sanzione fu un abuso d’ufficio, seguito da false attestazioni. E per questo Canali deve essere condannata. Da escludere invece responsabilità di Augusto Donati, visto che la Canali sperava che il suo dirigente non gli chiedesse spiegazioni.
Alcune pagine della sentenza sono dedicate al caso Lucaccini per l’appezzamento in località Valle Cappellareccia. La contestazione riguardava un’alterazione dello stato dei luoghi, per un rudere in cui era verosimile la realizzazione di un abuso (stato incompatibile). Tutti vanno assolti dalla corruzione, non c’è prova del falso, c’è soltanto la prova della consapevolezza del tecnico Terramoccia dell’alterazione rappresentata, prescritti i reati contravvenzionali.
Nessun favoritismo per l’autorizzazione paesaggistica per le autorimesse del caso Lavizzari-Terza Fonte srl (proprietà Sforza Cesarini): qui il colpevole, secondo i giudici, è solo il tecnico, Collantoni, che avrebbe rappresentato uno stato diverso dalla realtà (l’altezza del terreno non ne avrebbe consentito l’interramento e dunque l’intervento non sarebbe stato consentito dal punto di vista paesaggistico).
(p.s.)
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