Il dolore
Niente lobby né pressioni
Ma ecco chi e perché è stato ritenuto responsabile delle pratiche sospette
MONTE ARGENTARIO. Non ci fu associazione per delinquere: non c'era all'inizio del processo, non c'è nemmeno alla fine, anche se l'accusa ha riproposto in discussione il "contesto ambientale" che comunque avrebbe fatto da contorno alle irregolarità in materia edilizia, urbanistica, ambientale. Non c'è mai stata una lobby. Non ci furono pressioni perché venissero cambiati tecnici esterni con tecnici locali in modo da far andare avanti le pratiche. Non ci sono mai stati movimenti anomali nei conti correnti, fatta eccezione per qualche bonifico di modesta entità.
Questo, a giudizio del collegio del Tribunale (Pedone presidente, Ottati, Bilisari estensore), il succo di Argentariopoli, 42 imputati, estrapolato dalle 240 pagine che compongono le motivazioni della sentenza del 29 giugno scorso, adesso depositate, quella delle tredici condanne sulle 35 richieste della Procura, delle numerose assoluzioni e delle numerosissime prescrizioni, quello delle 75mila intercettazioni (di cui 25mila ambientali). Uno spaccato completo di quanto avvenuto ormai quasi dieci anni fa (il processo si era effettivamente aperto nel gennaio 2013), con una minuziosa ricostruzione di fatti e di comportamenti, di dati e di riscontri. Tutti centrati sulle 18 pratiche oggetto, in ultima analisi, della richiesta di giudizio del pm Stefano Pizza. Il quale non si è mai rassegnato a non credere all'esistenza di un progetto criminale unico e preciso. E che probabilmente presenterà appello. Come è lecito attendersi ricorso in secondo grado anche da parte dei condannati.
Il Tribunale fa una premessa metodologica, spiegando che i tempi della prescrizione che hanno determinato l'estinzione dei reati e dunque il non luogo a procedere hanno avuto la priorità rispetto all'accertamento nel merito. Spiegando che, se è vero che l'autorizzazione paesaggistica è "discrezionale", nel dibattimento non sono emersi «intrecci tali da poter concludere che i pubblici ufficiali coinvolti fossero asserviti, sistematicamente, agli interessi dei tecnici compiacenti e dei rispettivi clienti». E non ci sono stati nemmeno favoritismi o atti dolosi - o almeno i giudici dicono di non averli trovati nonostante le ricerche - nel rilascio delle autorizzazioni ritenute illegittime. Stabiliti i rapporti tra reati edilizi e reati ambientali, i giudici analizzano lo svolgimento del processo pratica per pratica.
Il caso Castriconi. E la prima è quella dell'ex assessore Massimo Castriconi, in relazione ai rapporti con gli architetti Angelo Collantoni e Vincenzo Roberto Gabriele: rapporti in denaro, con il dare e l'avere indicato nell'agenda dell'allora vicesindaco (30mila euro nel 2005 e 27mila nel 2006) per un presunto asservimento dell'amministratore all'interesse dei tecnici privati. Qualora ci fosse stata corruzione, questa si sarebbe prescritta il 10 agosto 2014. E i giudici respingono l'ipotesi accusatoria secondo la quale l'attività illecita sarebbe stata protratta anche dopo il 2007, individuando il cardine temporale nei rinnovi di prestito a Castriconi da parte di Gabriele. Nessun riferimento in motivazione alle debolezze di gioco dell'ex amministratore emerse in dibattimento, l'unico cenno è quello della vendita dell'auto. E per il caso Fuga, il dehors al di fuori del locale, a parte prescrizioni e assoluzioni, c'è solamente il falso per il geometra Schiano: sono ritenute irrilevanti le intercettazioni in cui Castriconi parla con la Sabato che pure manifesta «un particolare interesse nel far approvare la pratica».
Gli abusi al Polo club. Anche in questo caso è sopravvenuta la prescrizione per l’edilizia, visto che il sequestro preventivo risale all'8 aprile 2008 e i sei anni con sospensione sono scaduti il 2 luglio 2014. C'era un'autorizzazione valida rilasciata prima dell'inizio dei lavori, c'è invece un falso per il fine lavori. Dunque progettista e direttore dei lavori, nonché committente ed esecutore materiale vanno condannati (Collantoni, Galantino e Benvenuti).
Chiusa la vicenda Cantoniera. Qui la pronuncia di prescrizione e assoluzione segue l'esito del processo già celebrato davanti al giudice monocratico in primo grado e chiuso in appello definitivamente.
Prescrizioni. Estinti i casi Spigarelli, Calabresi, Greco. Non vi è necessità di ulteriori determinazioni, a parte le scadenze temporali.
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