Il dolore
Due pecore sgozzate alle porte di Grosseto
Predatori in azione giorni fa nell’azienda Mota fra Istia d’Ombrone e Roselle L’allevatore: «Ci sono rischi seri a girare qui attorno. Io mi sento in pericolo»
GROSSETO. Due pecore sgozzate, gregge terrorizzato, vita col fiato sospeso. Quello che sta accadendo alla pastorizia maremmana lo descrivono i quotidiani attacchi alle greggi da parte di predatori non meglio identificati: lupi, ibridi, cani inselvatichiti e randagi. Una popolazione selvatica e aggressiva che nessuno pare sia in grado di debellare. I pastori si lamentano ma “nessuno ci ascolta”.
Lo dice a chiare note Beppe Catocci, dell’azienda Mota a due passi da Grosseto, dove da tempo sono arrivati i predatori. La zona fra Istia d’Ombrone e Roselle, infatti, appare colpita come quelle di Manciano e Scansano, Roccalbegna e Semproniano, Monte Labro e Montelaterone.
«Una notte come tante altre ormai, quella di lunedì – racconta Beppe Catocci – perché i predatori mi sono entrati nel gregge e mi hanno sgozzato due pecore. Una mangiata alle mammelle e lasciata lì. Non ne posso più, perché questo di stanotte è l’ennesimo attacco in poco tempo. Le predazioni mi stanno consumando il gregge. Uno stillicidio diventato insopportabile e intollerabile».
Catocci guarda le pecore a vista. Non dorme nemmeno più per non lasciarle sole: «Non c’è festa – dice – non c’è una pizza con gli amici, non c’è Natale o Pasqua. Sono costretto a vivere col gregge e a trascurare gli altri lavori».
Catocci non ha nemmeno i cani da guardiania: «La mia azienda – spiega – è vicino alla strada e i cani sono pericolosi per chi passa a piedi o in bicicletta. Non mi voglio trovare in qualche guaio».
Catocci era presente anche una settimana fa quando fu proiettato al cinema Stella il docufilm sul lupo e sui pastori: «Ci sono andato – spiega – ma non andrò più da nessuna parte. Non mi sento tutelato e ritengo che sia l’ora di vedere i fatti. Le parole sono state troppe finora. Io mi devo fare la mesata col mio lavoro. Chi decide per noi ha uno stipendio fisso e forse non sa cosa dobbiamo subire e quale sia la nostra vita. Io ho pagato sempre tutto senza ritardi le mie scadenze di tasse e quote varie. Ma a me non ci pensa nessuno. Siamo pieni. E credo anche che i predatori stiano diventando pericolosi assai per le persone. Ci sono rischi seri a girare qui attorno. Io mi sento in pericolo».
Il problema attuale, insomma, è identico a quello di anni fa. Nulla è cambiato nonostante progetti, reti, cani e altro ancora. Progetti che vogliono la convivenza lupo - gregge.
Una convivenza che i pastori osteggiano da sempre. «Ora – commenta dall’Amiata Dante Ricciardi, pastore di Stribugliano, anch’egli guardiano di pecore ventiquattr’oree su ventiquattr’ore – vogliono far passare il concetto che lupi e ibridi, cani randagi e altro devono stare liberi attorno ai nostri greggi. Invece si deve partire dal concetto che ci sono le predazioni dovute a soggetti diversi e che queste predazioni devono finire. Punto. Chi le fa le fa».
Concetto condiviso a pieno anche da Catocci e da moltissimi altri che aspettano qualche cattura, come era stato concordato e aspettano pure di avere una risposta in merito al fatto che i pastori avevano chiesto di essere presenti quando le catture fossero effettuate. Ma anche di questo nulla si sa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google