Sicurezza
Donati giudicato colpevole solo per una imputazione
Era il personaggio al quale era stato intestato il fascicolo di indagine Le amicizie non hanno avuto influenza sullo svolgimento dei doveri di ufficio
GROSSETO. E lui? Augusto Donati? L'imputato a cui era intestato il fascicolo (Donati + 41)? L'ex capo dell'ufficio tecnico di Monte Argentario è stato condannato a quattro mesi per uno solo dei capi di imputazione contestati. Corruzione, per la maggior parte delle accuse: gli è stato attribuito un abuso d'ufficio tentato, in concorso, e non realizzato, per il buon esito della pratica di Franco Benedetti (Cala Moresca). Prescritti, invece, altri undici capi di imputazione; assoluzione per altrettanti capi.
Per la pratica Orso Beretta, quella che ha portato ad assoluzioni e prescrizioni per il funzionario comunale Antonio Noferi, i giudici non hanno ravvisato alcuna responsabilità nemmeno di Donati, che mandò i carabinieri e non la polizia municipale ritenuta più competente a fare il sopralluogo. Nessun disegno criminale. E se anche Collantoni irruppe improvvisamente nell'iter, ciò non produsse alcuna accelerazione della pratica (la sanatoria arrivò dopo 15 mesi). «Va precisato che il ritardo di quasi venti anni nel disbrigo della pratica di condono in parola era del tutto in linea con quello emerso per numerose altre istanze dello stesso tipo pendenti nello stesso ufficio», notano i giudici.
Donati era finito nei guai anche per le amicizie. Quella con Brozzi e Antonelli, ad esempio, che avevano chiesto un intervento davanti al loro hotel del Pozzarello: sì, l'amicizia c'è ma è precedente, argomenta il collegio. Sì, ci sono le conversazioni ma nessuna di queste prefigura atti contrari ai doveri d'ufficio. Sì, c'è la cena ma non c'è nulla di illecito. Anzi, l'architetto capo dice di pazientare alla coppia che chiedeva a che punto era la pratica. C'è invece la falsa rappresentazione dello stato dei luoghi che ha portato alla condanna dell'ingegner Mauro Ghini.
Oppure le amicizie con i dentisti. Come quella con il dottor Giuseppe Di Santi, che gli avrebbe fatto prestazioni gratis: ma il collegio rileva che non ci sono violazioni di legge nel rilascio dell'accertamento di compatibilità che interessava i suoi immobili, Donati anzi dà delle indicazioni imprecise sullo stato della pratica. Nessun favoritismo. Idem per i Di Girolamo: non è provato che Donati avesse suggerito tecnici locali, al posto dei romani, per mandare avanti la pratica. Né aveva fatto pressioni per la variante. E secondo i giudici è superfluo che Donati abbia pagato o no la prestazione dentistica, non essendo sospetto che un medico amico possa eseguire dei lavori a titolo gratuito. E comunque è verosimile che Donati potesse pagare a fine cura.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
