Il Tirreno

Grosseto

«Italiano per stranieri, Mattarella all’oscuro»

«Italiano per stranieri, Mattarella all’oscuro»

La rabbia di Giovanna Longo, vicaria del Cpia, per le parole del presidente: «Ignora le nostre attività»

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ARCIDOSSO. Chi insegna l’italiano agli immigrati? I Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (Cpia) di certo. Eppure anche i vertici istituzionali paiono non saperlo. Fatto sta che non ne parlano. «Peccato che nemmeno il Presidente Mattarella ne sia stato informato dal ministro dell’istruzione», dice Giovanna Longo, amiatina, docente di italiano e vicaria del Cpia di Grosseto, che ha la sede centrale ad Arcidosso.

Da lei arriva un commento assai critico nei confronti del problema dell’insegnamento dell’italiano agli immigrati sul quale molti paiono non avere ben chiare le idee.

Le parole del Presidente della Repubblica al Congresso della società Dante Alighieri hanno risvegliato l’attenzione sulla necessità di insegnare l’italiano agli stranieri residenti in Italia. Ma leggendo i commenti usciti a corredo delle parole di Mattarella, si capisce, secondo la Longo, che c’è poca conoscenza di quello che succede in questo campo.

In questi commenti si forniscono informazioni specifiche sul test di italiano per gli stranieri che vogliono prendere la carta di soggiorno, ma poi si dice che «i corsi pubblici per immigrati sono pochi, affidati ai comuni o alle università popolari». «Nessun riferimento – incalza Longo – alle attività dei Cpia, a cui la normativa affida l’insegnamento dell’italiano agli stranieri. Fino a due anni fa erano i Centri territoriali permanenti (Ctp) che svolgevano le attività di insegnamento di italiano L2; dall’anno scolastico 2014-2015 i Ctp sono stati aggregati in nuove autonomie scolastiche, i Cpia, a cui è affidato il compito di insegnare l’italiano agli stranieri. Il Cpia, inoltre, è la sede in cui si svolgono i test per l’accertamento delle competenze linguistiche degli immigrati che vogliono ottenere la Carta di soggiorno; sono i docenti dei Cpia che preparano i test, li erogano, li valutano e poi comunicano i risultati alle Prefetture. Peccato che il presidente Mattarella non sia stato informato. E pensare che la ministra dell'istruzione proviene dall'Università per Stranieri di Perugia. Invece, nella pagine della “Buona scuola” non c’è neanche un accenno a questi aspetti». (f.b.)

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