Il Tirreno

Grosseto

Ineleggibilità: pagano anche i consiglieri

di Alfredo Faetti
Ineleggibilità: pagano anche i consiglieri

In otto votarono per Massimo Borghi durante l’insediamento. Ora la Corte dei Conti chiede loro 7.000 euro a testa

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GAVORRANO. Se lo aspettavano, visto che la sentenza parla chiaro. E certo non è stata una bella sorpresa per i destinatari, che ora rischiano di pagare circa settemila euro a testa per aver alzato la mano in quell’inizio estate del 2011, nella sala consigliare intitolata a Giuseppe Bandi. La Corte dei Conti infatti ha avviato un procedimento per la decadenza di giunta e consiglio gavorranesi nonché per l’organizzazione di nuove elezioni anche nei confronti di quegli otto consiglieri di maggioranza che votarono favorevole all’insediamento del sindaco Massimo Borghi, lo stesso che i tribunali amministrativi hanno dichiarato essere ineleggibile per aver presentato la domanda di aspettativa dopo il termine fissato dalla legge. Per lui, per l’ex sindaco Sel, è già arrivata una condanna che gli impone un pagamento da 16.000 euro.

E ora, la stessa sorte rischia di abbattersi anche su chi lo ha sostenuto: la Corte dei Conti ha aperto un fascicolo sugli otto consiglieri che in quella brevissima legislatura votarono a favore dell’insediamento della seconda amministrazione Borghi.

È stato notificato agli interessati nei giorni scorsi, che un po’ se lo aspettavano dopo aver letto la sentenza con cui lo stesso tribunale contabile ha condannato l’ex sindaco. Per lui, per Borghi, la Procura infatti aveva chiesto il pagamento dell’intera richiesta di pagamento da novantamila euro, ma il giudice l’ha vista in maniera diversa. «Il Collegio ritiene che tutti coloro che hanno espresso parere favorevole al citato deliberato di Consiglio (nove componenti il collegio su dodici), pur in presenza di molteplici segnali di “latente” illegittimità della nomina – si legge nella sentenza - hanno contribuito al danno per cui non pare ammissibile la pretesa della Procura erariale per la quale unico soggetto chiamato a risponderne dovrebbe essere il sindaco (di fatto) al quale invece potrà essere addebitata una quota dello stesso (1/9), pari al numero dei soggetti che hanno adottato la delibera di convalida degli eletti». Insomma, per il giudice il danno è stato fatto sia dal sindaco che da coloro che ne hanno approvato l’insediamento, ossia i consiglieri di quella maggioranza appena eletta.

Era il maggio del 2011 e Borghi era stato premiato dalle urne per la seconda volta consecutiva, nonostante le voci sulla sua ineleggibilità dovute alla presentazione (il 18 aprile) oltre il limite previsto per legge (il 16 aprile) della domanda di aspettativa dal suo impiego di dipendente comunale. Giunto il momento del primo consiglio comunale, come da iter il primo punto discusso è stato quello di approvare la convalida degli eletti e l’insediamento del consiglio comunale e del sindaco. È questo il provvedimento finito nell’interesse della Corte dei Conti e ad approvarlo sono stati i membri di quella maggioranza di cui facevano parte Mauro Giusti, Alessio Murzi, Nicola Menale, Gabriele Barbi, Stefano Roghi, Andrea Biondi, Antonio Melillo e pure Elisabetta Iacomelli, oggi sindaco di Gavorrano, che all’epoca dei fatti era la vice di Borghi.

Gli altri componenti del consiglio comunale 2011, quelli di minoranza, invece non rientrano nell’interesse del tribunale, perché a quella votazione espressero parare contrario o astenuto.

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