Il Tirreno

Grosseto

CREDITORI SUL PIEDE DI GUERRA

Inceneritore, debito choc di 64,5 milioni

di Francesca Ferri
Inceneritore, debito choc di 64,5 milioni

Banche, imprese, artigiani: 250 creditori di Scarlino Energia sono al palo da sei mesi

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SCARLINO. La cifra è di quelle che fanno tremare le vene e i polsi e altrettanto angosciante è l’attesa di circa 250 tra imprese, società, banche, piccoli e medi artigiani e degli stessi dipendenti dell’azienda, ognuno dei quali da mesi spera di riscuotere quanto gli è dovuto. La Scarlino Energia srl, società proprietaria dell’inceneritore di Scarlino, ha debiti per 64.508.009,70 euro verso 250 creditori.

Lo hanno scoperto gli aderenti alla class action contro l’inceneritore di Scarlino – guidata dall’avvocato Roberto Fazzi per conto del Forum Ambientalista e del suo portavoce, Roberto Barocci – leggendo il fascicolo della procedura di concordato preventivo pendente davanti al Tribunale di Grosseto. L’accesso al fascicolo lo avevano chiesto dopo che la Scarlino Energia non aveva risposto alla loro proposta transattiva di riconvertire l’impianto «che – spiega Fazzi – nel 2013-2014 si è dimostrato assolutamente inefficiente, antieconomico e pericoloso per l’ambiente e la salute delle popolazioni».

La situazione debitoria è aggiornata al 31 dicembre 2014. Il debito più grosso è quello verso diverse società che fanno capo a una banca e che devono avere quasi 28 milioni di euro. Altri 14 milioni circa sono quelli che Scarlino Energia deve a società del suo stesso gruppo: il credito più grosso, circa 12 milioni, lo vanta Società Toscana ambiente spa, che detiene il 65 per cento di Scarlino Energia attraverso la Scarlino Holding; un’altra parte è dovuta a Siena Ambiente, che ne detiene il 25 per cento.

C’è poi un debito di oltre 10 milioni di euro verso una galassia di fornitori: imprese, artigiani, aziende. Sono circa duecentocinquanta, «dei quali 205 hanno crediti sotto un milione di euro – spiega Barocci – 190 sotto i 100.000 euro e 32 sotto i mille euro».

La Scarlino Energia ha poi debiti tributari per 600.000 euro, verso istituti di previdenza per 470.000 euro e altri «debiti vari» per 600.000 euro nei quali rientrano circa 250.000 euro verso i dipendenti. E sempre nei confronti dei dipendenti la società ha un debito di 10,5 milioni di euro di fondi di accantonamento del Tfr.

«Quello che abbiamo trovato – spiega Fazzi – è che Scarlino Energia è in una situazione di difficoltà oggettiva. La società ha depositato in tribunale una proposta di preconcordato in virtù della quale, secondo le nuove norme in materia, il tribunale le concede di bloccare i pagamenti per centoventi giorni più altri sessanta di eventuale proroga, al termine dei quali la società deve presentare una proposta di concordato. L’istanza presentata da Scarlino Energia scadeva il 10 giugno; la società ha ottenuto una proroga fino al 10 settembre. Ad oggi, però, non risulta che Scarlino Energia abbia depositato proposte di concordato».

Nel frattempo sono trascorsi 180 giorni nei quali i creditori non hanno potuto chiedere di riscuotere i soldi che spettano loro. E non solo. «Nel corso dell’istruttoria per il rilascio delle nuove Via e Aia – spiega ancora Fazzi – la Scarlino Energia non ha proposto significativi ammodernamenti e investimenti tecnologici dell’impianto che gli consentissero di trasformarlo in efficiente, economicamente conveniente e meno inquinante». Fazzi ricorda, fra le altre cose, la marcia discontinua dell’inceneritore «che – spiega – ha operato soltanto per 467 giorni ed è rimasto fermo per 1081 giorni su 1548 a causa di incrostazioni, problemi di fluidificazione dei forni, formazione di scorie... subendo 135 arresti per altrettante manutenzioni». E – citando l’analisi dell’ingegner Vincenzo Annino, consulente del fronte contrario all’inceneritore – ricorda anche la «misera produzione» di energia elettrica prodotta (5-6% di energia termica convertita in elettrica anziché il 18-20% convertita di norma da un termovalorizzatore) e le modeste quantità di rifiuti inceneriti (25% anziché 80-90%). La preoccupazione che attanaglia i ricorrenti è: come può un impianto in queste condizioni ripianare il suo enorme debito?

Mentre la preoccupazione prende i contorni di un sospetto Scarlino Energia, dal canto suo, aspetta l’esito del procedimento su Via e Aia senza commentare le denunce e gli attacchi degli ambientalisti. Una linea intrapresa da subito, che ha visto la società intervenire pubblicamente solo durante l’inchiesta pubblica, in cui è tornata a ribadire il suo punto di vista, ossia che il progetto e i dati consegnati in linea con le norme di legge.

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