Sicurezza
Elezioni: prima il metodo, poi il nome
Il segretario regionale Parrini vuole definire il progetto amministrativo. Borghi manda in fibrillazione il partito
GROSSETO. Prima l’assessore (ed ex consigliere regionale) Giancarlo Tei, che dichiara di voler partecipare a eventuali primarie. Poi l’intervista al Tirreno del vicesindaco di Grosseto Paolo Borghi, con cui manifesta la propria disponibilità a candidarsi a sindaco. Da qui si innesca l’effetto domino. C’è stata insomma un’accelerazione sull’agenda politica del Pd. Fibrillazioni e arrabbiature, ovvio. Il segretario provinciale Marco Simiani anche ieri ha detto di voler aspettare prima di fare dichiarazioni. Questione di serietà, dice. Ma l’uscita allo scoperto dell’assessore prima e del vicesindaco dopo hanno preso in contropiede tutti. Lo si capisce dalle dichiarazioni a denti strette di Leonardo Marras e Saimo Biliotti. Borghi ha scosso il Pd, ma il Pd non lo ha sconfessato come pure poteva accadere. A molti non è piaciuto il metodo, è sicuro. Borghi è ancora della partita e deve darsi una calmata, questo è il messaggio. Non deve dare l’impressione di voler imporre la sua candidatura a tutti i costi. Le segreterie provinciale e comunale hanno le loro liturgie. Qual è il problema? Perché – a ogni livello – si nicchia e si riflette? Il nodo si ingarbuglia a Firenze. In Toscana, la prossima primavera, si voterà in due grandi centri: Sesto Fiorentino (la Gavorrano d’Oltrarno, con un Pd autolesionista al punto da sfiduciare il proprio sindaco) e Grosseto (dove il ballottaggio è certo, ma non altrettanto la vittoria del centrosinistra). I democratici rischiano quindi di battere una doppia musata proprio in Toscana, la terra di Matteo Renzi. Il segretario regionale Dario Parrini vuole scongiurare questo scenario in ogni modo. E chiede cautela nelle scelte, coesione, un coinvolgimento più ampio possibile di ambienti fuori dal partito, infine l’impegno massimo di tutti i big. E sondaggi, fin da adesso, per testare il clima e il gradimento dei potenziali primi cittadini. Da Firenze si pretende il miglior candidato possibile, al punto da aver inserito nella consultazione telefonica (per misurarli) anche Marras e la Bramerini. Insomma, tutti in discussione.
Commenta Dario Parrini. «Non c’è molto da dire. Apprezzo e condivido la decisione del partito locale di dedicare nelle prossime settimane tutte le energie al confronto di merito con i cittadini, l'associazionismo e le imprese grossetane. Abbiamo bisogno di discutere pubblicamente e a fondo di cose fatte e da fare. Le discussioni sui nomi in questo momento sono premature e sicuramente poco utili. In questa fase non interessano ai cittadini e interessano poco anche al segretario regionale. Ne parleremo quando sarà il momento, in maniera aperta e intelligente. Ora dobbiamo impegnarci a costruire una credibile e positiva proposta di governo, partendo dalle cose buone fatte in questi anni alla guida della città».
Sul fronte opposto il centrodestra, dopo dieci anni di amari bocconi, torna a nutrire speranze di successo. Le riunioni hanno cadenza settimanale. I nomi che circolano sono quelli del presidente di Grosseto Fiere e Confagricoltura Anton Francesco Vivarelli Colonna (gradito a Fratelli d’Italia e Forza Italia: «Ricorda il primo Antichi..») e Fausto Turbanti, leader del comitato “Uniti per una Maremma migliore”, che chiede più sicurezza e decoro (piace alla Lega).
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