Il dolore
Lupi e pecore: il film non piace agli allevatori
Hanno partecipato al documentario realizzato dal progetto Life Medwolf ma dopo averlo visto lo bocciano. Rabazzi (Cia): «Convivenza? Solo nelle favole»
GROSSETO. Luci e ombre sul film “Biodiversità e identità: progetto Life Medwolf. Le migliori pratiche di conservazione del lupo nelle aree mediterranee”, proiettato nella serata di mercoledì scorso al cinema Stella di Grosseto.
Pochi allevatori, nessuna istituzione. Niente ambientalisti. Qualche polemica anche aspra.
L’obiettivo era chiarissimo: comunicare ad un pubblico diversificato i valori del progetto MedWolf; diffondere tra i cittadini, nuove generazioni e imprese una cultura ambientalista attenta al territorio e alle imprese zootecniche; e nel contempo difendere allevamenti e campi coltivati tutelando gli animali selvatici. Insomma un film più incentrato su presente e futuro del lupo che su quello delle pecore, come invece si aspettavano alcuni degli allevatori che hanno preso parte come “attori” al filmato. Proprio per questo al termine della serata qualche allevatore ha fatto sentire la sua disapprovazione.
Finanziato dalla Cia all’interno del progetto Medwolf, il film presenta le bellezze ambientali di Maremma, le sue biodiversità, in primis il lupo, e la vita dei pastori. «Mi aspettavo un confronto diverso all’interno del docufilm», commenta Simone Masala, di Manciano, che ha subito perdite rilevanti a causa dei predatori. «Meno male che nello spot finale si fa vedere che le aziende chiudono. Ma in sostanza il messaggio che passa non è reale. Si vuole convincere la gente che coi cani e le recinzioni il problema è risolto. Invece no. I predatori faranno come i cinghiali. Si riprodurranno a dismisura e attaccheranno le persone»
Virgilio Manini, di Saturnia, dal canto suo commenta: «Questo dei recinti e dei cani deve essere un momento transitorio, non il consolidamento di un sistema. Altrimenti si va, come accade ora, verso il degrado irreversibile di un territorio che merita molto di più. Poi mi chiedo e chiedo agli esperti che hanno illustrato il quadro: come mai ora si parla di lupi e cani e di ibridi non più? Ha una sua logica per i progetti futuri che ci propineranno?».
Franco Mattei, di preselle, è sulla linea di Manini, ma è assai più scoraggiato: «Abbiamo perso la battaglia contro i predatori. Lo dobbiamo ammettere. La convivenza lupo-pecora è irreale e impossibile e ce la stiamo digerendo. Spero che sia una fase transitoria e che poi l’aumento degli ibridi sia tale che, come per i cinghiali, le istituzioni siano costrette a prendere provvedimenti seri».
La Cia che ha finanziato il filmato, per bocca di Enrico Rabazzi così commenta: «Dispiace che alla proiezione del film non ci fossero né le istituzioni né le associazioni ambientaliste. Noi abbiamo voluto questo film per inserire anche pastori e pecore in un circuito in cui si parla sempre e solo di lupo. Anche se lo scopo del progetto Medwolf è quello di far convivere lupo e pecore, noi diciamo che solo nelle favole è possibile. Riconosciamo che recinzioni e cani hanno portato qualche sollievo agli allevatori, ma non certo la soluzione. Per cui questa soluzione va trovata. Come? Con una grande manifestazione? Con una comunicazione capillare che mostri le difficoltà degli allevatori? Urge un provvedimento di emergenza perché la nostra situazione è di emergenza. Si tenga conto che anche la pecora fa parte delle biodiversità, non solo il lupo».
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