Sicurezza
La donna paleolitica in trasferta
Sarà esposta nella mostra sull’alimentazione nella preistoria
MASSA MARITTIMA. A Massa Marittima questa massaia di un’altra epoca la conoscono bene. In genere si trova inginocchiata nel Museo Archeologico cittadino, intenta a preparare il cibo, costruito in una stanza dai maestri della cartapesta del carnevale di Viareggio. È la donna paleolitica, che ora per un periodo se ne andrà in trasferta a Firenze, esposta nella mostra “La prima farina. Alle origini dell’alimentazione”, curata dalla Soprintendenza archeologica.
«Adesso si arriva finalmente alla mostra – dicono soddisfatti dal museo - la donna paleolitica del Museo Archeologico di Massa Marittima farà bella mostra di sé, in una ricostruzione di vita quotidiana nella preistoria». Si tratta di un'esposizione nata dalla scoperta in Toscana della più antica farina conosciuta al mondo, datata a 30.000 anni fa. Un ritrovamento operato dai funzionari della Soprintendenza, in particolare dall’esperta Biancamaria Aranguren, oggi al lavoro anche il Museo Archeologico massetano, che guidava l’équipe nello scavo archeologico di un accampamento paleolitico situato nei pressi della diga del Bilancino nel Mugello. Nello scavo sono stati ritrovati per la prima volta in un insediamento paleolitico, una macina e un macinello di pietra; l’archeologa decise di non lavare i reperti, come invece si fa di solito negli scavi e di analizzarli al microscopio utilizzando poi il metodo al carbonio 14, applicato anche ai carboni del focolare ritrovato sul posto, per datare le tracce di materiale rinvenuto sulla superficie degli strumenti. I test sono sorprendenti: sulle pietre ci sono tracce di amido.
«È una scoperta che rivoluziona le conoscenze sull'alimentazione umana – sottolinea Aranguren che è il funzionario di riferimento per l’archeologia delle Colline Metallifere e curatrice della sezione preistorica del Museo Archeologico di Massa Marittima – perché finora era opinione corrente che le popolazioni nomadi di cacciatori-raccoglitori del Paleolitico superiore fossero essenzialmente carnivore. Il rinvenimento a Bilancino di un macina e di un macinello-pestello datati al a 30mila anni fa e la presenza su di questi di granuli di amido rappresentano la più antica testimonianza diretta non solo dell'uso alimentare delle piante, ma di una vera e propria "ricetta" per la preparazione di un cibo di origine vegetale».
Dopo la scoperta, il gruppo archeologico ha voluto sperimentare la preparazione di un cibo fatto con farina di tifa, raccogliendo i rizomi, seccandoli, macinandoli ed infine preparando e cuocendo delle gallette di tifa su di un focolare ricostruito come quello scoperto negli scavi di Bilancino ed il risultato è stato di gusto gradevole.
(a.f.)
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