«Associati per delinquere», il gup rinvia a giudizio
A dodici dei venti imputati principali è stata riconosciuta l’ipotesi del 416. Gli altri vanno a processo per i reati “semplici”. Il filone è quello dello Studio Verde
GROSSETO. L’ipotesi dell’associazione per delinquere ha retto al vaglio dell’udienza preliminare. Per 12 dei venti imputati residui rispetto alla richiesta di rinvio a giudizio, il giudice Marco Bilisari ha riconosciuto in astratto la possibilità che ciò che avveniva all’agenzia Studio Verde possa essere riconducibile a un progetto criminale strutturato, punibile ai sensi dell’articolo 416 bis, finalizzato a commettere i reati di falso, truffa (riuscita o tentata) e corruzione. Una truffa ai danni delle assicurazioni, che avrebbero pagato per incidenti mai avvenuti o avvenuti con modalità differenti.
Un passo a favore della Procura, quello di ieri. Per Pandora 1, il gup ha deciso il rinvio a giudizio per il blocco delle imputazioni sostenute dai pubblici ministeri Marco Nassi e Stefano Pizza e ha fissato la prima udienza del processo per il 20 gennaio davanti al collegio per 51 imputati. Saranno i giudici del dibattimento a stabilire le eventuali responsabilità. Caduta in toto solo un’accusa di corruzione per quattro imputati (capo 18 - fatti del 2009): il fatto non sussiste per Stefano Rossi, Paolo Palumbo, Simona Bonsanti e Antonio Sassu. Due, infine, le persone che hanno patteggiato la pena (altre tre hanno in corso la richiesta). L’associazione per delinquere non è stata riconosciuta agli infermieri Alessandro Salvini, Roberto Lacchini, Giorgio Caoletti e Antonio Sassu, ad Antonio Aniello carabiniere e Luca Ragazzini poliziotto perché il fatto non costituisce reato; ad Angelo Aristodemo Cavero, medico ortopedico, per non aver commesso il fatto. Per loro il processo prosegue per le accuse “semplici”.
È stata piuttosto lunga anche l’udienza di ieri. Era stabilito che il pm dovesse replicare alle arringhe difensive dell’udienza precedente, ma sette difensori hanno poi preso la parola (e c’è stata una pausa di un quarto d’ora tra i primi due avvocati e i seguenti) per svolgere le ulteriori considerazioni conseguenti. Ci sono state scintille tra accusa e difesa proprio in questa occasione. Poi il giudice ha dato appuntamento alle 15 per la lettura delle sue decisioni. Alle 15.30 l’udienza era terminata, poi sono seguite le formalità della formazione del fascicolo che finirà all’udienza dibattimentale.
Pandora - così la polizia stradale ha chiamato l’inchiesta - ha preso un indirizzo che verosimilmente varrà anche negli altri tronconi che saranno portati davanti all’udienza preliminare (al momento ci sono solamente gli avvisi di fine indagini per i tronconi 2 e 3). Quello per il quale è stato deciso il rinvio a giudizio riguarda le pratiche che tra il 2008 e il 2010 erano state trattate dallo Studio Verde, in un’organizzazione che avrebbe previsto compiti ben precisi: chi avrebbe ideato l’organizzazione, chi avrebbe predisposto i falsi incidenti, chi avrebbe reperito auto e passeggeri, chi avrebbe contattato il personale medico, paramedico e delle forze dell’ordine, chi avrebbe emesso fatture, chi avrebbe fotografato mezzi con pezzi di altri incidenti, chi avrebbe redatto certificati medici falsi, chi avrebbe indirizzato gli infortunati allo studio, chi si sarebbe prestato a figurare negli incidenti. Per ciascuno - anche se le difese hanno contestato l’indeterminatezza - la Procura ha individuato un ruolo, poi sfociato negli 89 capi di imputazione che costituiscono questo primo troncone. Le compagnie assicuratrici e il Comune di Grosseto si sono costituiti parte civile.
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