La manifestazione
Vino, miele e pesce superano la chimica
Il distacco dell’export agroalimentare è realtà, ma non basta. L'export della Maremma pesa ancora troppo poco in Toscana: appena un centesimo (1%)
GROSSETO. Il polo del Casone regge bene alla crisi ma alla fine l’agroalimentare pesa più della chimica sulla bilancia delle esportazioni: a confermare il trend ci sono i dati della Confindustria grossetana. Per le imprese locali sono settimane impegnative: il 24 settembre 2015 si è aperta a Castiglione della Pescaia una tre-giorni nazionale dedicata a come farsi dare credito dalle banche e il 9 ottobre gli industriali si riuniscono per il “conclave” annuale.
A Mario Salvestroni, presidente della Confindustria grossetana, abbiamo chiesto quanto siano in salute le imprese maremmane.
A Castiglione si parla di credito. Gli imprenditori maremmani onorano i loro debiti?
«Nel Grossetano c’è un tasso di sofferenze (i crediti che le banche temono di non riscuotere o sanno che non riscuoteranno) superiore a quello medio toscano, che a sua volta è più alto della media nazionale».
E questo perché? La Maremma è in difficoltà più della Toscana e più del Belpaese?
«Perché la nostra economia è sempre stata molto "inerziale": mentre in Italia ci sono aziende che stanno ripartendo ora, noi siamo ancora in contrazione».
Ma le banche i soldi li danno o no?
«Dopo sette anni di crisi le aziende hanno dei rating (la pagella delle loro performance, per intenderci) deteriorati. Le imprese che vanno bene ottengono credito sottocosto, visto che il metodo di Basilea è legato al merito, e quelle in difficoltà sono doppiamente svantaggiate. Lo dico sempre: bisogna “disintermediare” il credito: solo in Italia il credito alle imprese è finanziato al 100% dalle banche; in Germania, in Inghilterra, negli Stati Uniti lo è per una quota, per il resto lo finanzia il mercato tramite i titoli di credito emessi dalle imprese.
Ci sono comparti del sistema delle imprese locali che stanno reggendo meglio alla turbolenza della crisi?
«Il polo chimico del Casone si è salvato. Un’altra eccezione è l’agroalimentare. Anzi, l’agroalimentare ha superato il chimico».
Ma il sorpasso c’è stato quando e su che fronte?
«Negli ultimi tre anni ormai e sul versante delle esportazioni. L’agroalimentare pesa ormai per più del 40% sul totale dell’export della Maremma, mentre il polo chimico rappresenta un po’ meno del 40%».
E questo è un dato positivo?
«Il dato positivo è che negli ultimi tre anni il nostro export ha continuato a crescere. Il “dolore” è procurato invece dal fatto che alla fine pesiamo ancora solo per un centesimo sulle esportazioni toscane: la Maremma rappresenta l’1%, Firenze con la moda il 30%, Lucca con il cartario e Arezzo con l’orafo entrambe circa il 15%».
Qual è il tema principale a cui dedicherete l’assemblea annuale?
«Presentiamo uno studio che calcola quanto incide la mancanza delle infrastrutture: nel manifatturiero come nel turismo. Dimostriamo gli effetti di cosa significa fare impresa “da isolati”».
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