Sicurezza
«La mia (quasi) candidatura»
Paolo Borghi esce allo scoperto: «Aspirazione legittima dopo 8 anni da vice»
GROSSETO. Non è il lancio della candidatura, ma gli assomiglia parecchio. Il vicesindaco di Grosseto Paolo Borghi (Pd) esce allo scoperto e a otto mesi dal voto, giorno più giorno meno, intavola un ragionamento su se stesso, il futuro della città, alleanze e avversari.
Lei si sente il candidato naturale alla successione di Bonifazi?
«Credo che sia un’aspettativa legittima di ogni amministratore che per otto anni ha fatto il vice-sindaco. Ma sono anche il primo a non volere forzature. E comunque per succedere a Bonifazi bisogna vincere le elezioni, non basta eventualmente candidarsi».
Borghi vuole le primarie a ogni costo, dicono i maligni, perché sa di vincerle.
«Non è vero. Sulle primarie il mio pensiero coincide esattamente con quello del segretario regionale Dario Parrini. Come lui sono un sostenitore delle primarie e penso che sia positivo farle laddove non si registra un’ampia convergenza su un unico nome. Che mi pare cosa rara a ogni livello e in ogni realtà. E poi bisogna rispettare anche gli alleati… Mi fa piacere comunque che il Pd, come è stato detto, parteciperà alle eventuali primarie con un solo nome».
Una curiosità: è vera la voce che Lei avrebbe già un accordo con Lamioni?
«Allora, precisiamo: io – a differenza di altri – non ho mai considerato Lamioni un competitor per le amministrative. Troppo intelligente per non comprendere che è impossibile candidarsi una volta all’anno. Con Gianni Lamioni ci siamo trovati su fronti diversi alle recenti elezioni regionali, ma per me era e resta un interlocutore di primo piano, quando si parla di governare la città. Lamioni rappresenta una realtà associativa importante e migliaia di cittadini che lo hanno scelto nei mesi scorsi. Al momento non c’è nessun accordo. Chi parla di inciuci è in malafede. Ci siamo incontrati e abbiamo parlato un paio di volte. Stop».
Si è fatto un’idea su chi potrebbero essere gli altri candidati a sindaco? Si parla di Anton Francesco Vivarelli Colonna per il centrodestra, di Claudio Fiori per i Cinque Stelle.
«Sono persone che non hanno un curriculum politico, cosa che oggi pare sia considerato un bene, ma che ho conosciuto. Sono figure che rispetto, uomini in gamba. D’altra parte il rispetto di qualunque avversario deve stare alla base del fare politica. Spero che chiunque sarà l’avversario del candidato sindaco del centrosinistra ci metta passione, il massimo dell’impegno e amore per la città».
Parliamo di Grosseto. Si chiude un ciclo. E i giudizi su questa amministrazione non sono tutti positivi…
«Non sta bene fare il piazzista e listare le cose valide che abbiamo fatto, ma di fronte alla sua provocazione sono costretto a ricordarne alcune, non secondarie: dall’adeguamento dello stadio Zecchini a una miriade di interventi sulle mura, che oggi sono più fruibili e ben tenute rispetto a dieci anni fa. Poi piazza Marconi e restyling complessivo della stazione. E ancora una miriade di interventi sugli impianti sportivi (oggi tutti fruibili anche per i disabili). Non ultimo un bilancio risanato perché abbiamo sempre fatto il passo per quanto era lunga la gamba».
Il Comune di Grosseto sarà l’unico capoluogo di provincia toscano che va al voto, trasformando quindi la tornata in un test regionale.
«Esatto. E deve essere chiaro che non è una sfida in cui si può improvvisare o pensare di vincere agile. Il Partito democratico, anche alle recenti regionali, non è andato benissimo. La bassa affluenza, la crisi economica ancora stringente, ma anche le reazione alle riforme che Renzi sta portando avanti a livello nazionale, il discredito che spesso avvolge le istituzioni più vicine ai cittadini sfociano in un’avversione verso il sistema politico e soprattutto chi governa».
La Grosseto 2015-2020 come la immagina?
«Ripeto, non voglio recitare ruoli che al momento non ho. L’idea di città andrà messa a punto nel Pd, con gli alleati, con i cittadini. Per esempio la proposta di Francesco Giorgi sull’area Ex Ansaldo, proprietà del Demanio militare, è già un bel mattone di un eventuale programma. La lenta riconversione delle Mura medicee a luogo vivo, dove fare sport, cultura, passeggiare, andare in bici e incontrarsi è un’altra delle sfide che dovrà portare avanti il successore di Bonifazi. E poi sento impellente il bisogno di maggiore sicurezza. Il comitato che è nato in città non va affatto sottovalutato».
Ultima domanda: il Grosseto calcio, l’addio di Camilli, Pincione. Lei è assessore allo sport: qual è stato il suo ruolo?
«La scomparsa del Grosseto di Camilli mi ha amareggiato, ma ancora di più ci sono rimasto male per le critiche ricevute sul piano personale nel momento in cui ci siamo spesi, come amministrazione, per trovare alternative. Il Grosseto lo considero un patrimonio della città e per me sta sopra le beghe della politica. Mai lo cavalcherei per mettere in cattiva luce un avversario politico. Quando si è trattato di decidere lo abbiamo fatto valutando bene gli interlocutori, le garanzie, le richieste delle varie cordate. Alla fine anche questo passaggio lo considera positivo».
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