Il dolore
Il tribunale ordina: il Comune cambi casa a quell’orfano
Il bimbo non riesce a entrare nell’alloggio popolare dove vide morire la mamma: il padre si è rivolto al giudice
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. «In questa casa non ci voglio più stare. Babbo, per favore, andiamo in un’altra». Non era una bizza, ma una richiesta d’aiuto quella che un bimbo ha fatto per mesi a suo padre. In quella casa il piccolo aveva visto la mamma morire sotto i suoi occhi, proprio di fronte al portone, per un’improvvisa quanto fatale grave crisi respiratoria. Da quel giorno non ha più voluto varcare quella soglia. Ma il padre ha dovuto far causa al Comune per avere finalmente un tetto dove il piccolo potesse vivere senza gli spettri di quella tragica giornata. L’appartamento, infatti, è una casa popolare, e il Comune non voleva saperne di accogliere la richiesta dell’uomo.
Burocrazia e diritto alla salute. Burocrazia contro diritto alla salute psichica di un bambino rimasto orfano. Graduatorie contro buon senso. Tutto inizia circa un anno fa quando la famiglia, madre, padre e il bambino, che vivono nel territorio comunale di Castiglione della Pescaia, sono a casa – un alloggio Erp di cui il padre è assegnatario definitivo – quando la donna si sente male e muore, davanti agli occhi del marito e del figlioletto.
Un trauma troppo forte. La tragedia getta nella disperazione il marito e smuove qualcosa nel piccolo. Il trauma è troppo forte per lui: dalla sera stessa il bambino si rifiuta di rimettere piede in casa e viene ospitato da una zia. Passano i mesi e la situazione non migliora. Il piccolo non ne vuol sapere di rientrare a casa. E tutti si accorgono che non è un capriccio: il bambino sta male. Lo vedono i parenti, gli amici, il preside, il medico di famiglia. Il piccolo rimane a casa della zia e anche il padre smette di abitare nel suo alloggio. La sera si trattiene con il figlio finché non si addormenta, poi torna a dormire, da solo, nella sua casa, ormai senza luce e senz’acqua perché, per risparmiare, ha fatto staccare le utenze. Al mattino torna dal figlio prima che si svegli, per essere lì quando apre gli occhi, fare colazione insieme e portarlo a scuola. Per dare alla loro vita un tocco il più possibile vicino alla normalità.
La richiesta al Comune. Ma la situazione non può certo dirsi “normale”. Il vedovo decide dunque di chiedere al Comune di Castiglione della Pescaia di cambiargli l’alloggio, spiegandone le ragioni.
«Non ci sono altre case». Il Comune però dice di no perché – sostiene – non ha la competenza per farlo trattandosi di una istanza eccezionale, e perché – dice ancora – non ha altre case a disposizione. E va oltre. L’unica “soluzione” che propone è che l’uomo ripartecipi al bando per l’assegnazione di alloggi (ne esce uno ogni tre anni) però trova subito un “ostacolo”: poiché nei mesi precedenti padre e figlio non avevano abitato nella casa assegnata, secondo il Comune il vedovo ha perso il diritto a una casa popolare.
Il giudice dà ragione al vedovo. È a quel punto, dopo lunghi mesi di sopportazione, che il padre decide di chiedere aiuto e si rivolge a un avvocato, Federica Ambrogi del Foro di Grosseto. Il caso finisce in tribunale e il giudice Claudia Frosini lo scorso 21 settembre emana l’ordinanza: il padre ha ragione a chiedere un nuovo alloggio e il Comune deve cambiargli «immediatamente» l’appartamento, dice il giudice.
La perizia del neuropsichiatra. La perizia del neuropsichiatra chiamato a esaminare il bambino, infatti, ha certificato che non è opportuno che il piccolo rimanga a vivere nella casa dove ha visto morire la madre, poiché quell’evento ha avuto indubbi effetti negativi sulla sua salute psicofisica. Solo il trasferimento in un’altra casa può consentirgli di superare il trauma e avere una positiva elaborazione del lutto. Su questo sono d’accordo anche il medico curante e il preside, interpellati dal giudice.
«Argomentazioni infondate». Quanto alle argomentazioni del Comune, il giudice le definisce inconferenti per la decisione e infondate. Il fatto che il bimbo non abbia più abitato nell’alloggio Erp – il Comune ha fatto eseguire un controllo dai vigili a casa della zia – secondo il tribunale è semmai un’ulteriore prova della sofferenza del piccolo e dell’urgenza di spostarlo definitivamente dal suo appartamento. Quanto all’ipotesi che il padre possa partecipare a un altro bando per avere un nuovo alloggio, il giudice non la ritiene una soluzione percorribile: i tempi sarebbero troppo lunghi.
Alloggi no, alloggi sì. Durante la causa è emerso anche che il Comune ha alcuni alloggi vuoti e disponibili e almeno uno sarebbe idoneo, per dimensioni e caratteristiche, a ospitare il vedovo e suo figlio.
L’ordinanza del giudice. Il giudice, insomma, dà ragione al vedovo alla luce del diritto alla salute e accoglie totalmente il ricorso, ordinando al Comune di cambiare subito l’appartamento, in base all’elenco degli alloggi disponibili. Il Comune è stato anche condannato a rimborsare le spese del giudizio direttamente all’Erario, poiché il ricorrente è stato ammesso al patrocinio a spese dello Stato.
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