Sicurezza
Divorzio in Forza Italia La Faenzi va con Verdini
La deputata sceglie il nuovo gruppo misto Alleanza liberalpopolare-Autonomie «Con Berlusconi ho un ottimo rapporto, ma si era esaurita la spinta riformatrice»
GROSSETO. La «spinta riformatrice, popolare e liberale» ormai venuta meno nel partito, l’inclinazione non condivisa di un’opposizione «populista» che strizza l’occhio al leghista Matteo Salvini, la fedeltà a quel Denis Verdini che l’ha accompagnata in tutte le tappe della carriera politica. È un insieme di fattori più o meno dichiarati quello che ha portato Monica Faenzi, parlamentare e donna di riferimento nel centrodestra maremmano, a lasciare Forza Italia per aderire al nuovo gruppo misto in Aula: Ala, Alleanza liberalpopolare-Autonomie, che fa capo a Verdini.
«Il mio rapporto politico e personale con Silvio Berlusconi rimarrà sempre ottimo» assicura, così come quello con «l’opposizione nel consiglio comunale di Scarlino» e con gli altri esponenti locali di Forza Italia, «nei confronti dei quali i rapporti certamente non sono inclinati».
Il problema non è a livello locale per Faenzi, ma nazionale. «Forza Italia ha oramai esaurito la sua spinta riformatrice – dice – il suo modo così ondivago e incomprensibile di fare opposizione nel Parlamento, che francamente imbarazza da troppo tempo, quelli che un tempo erano i milioni di sostenitori del centrodestra».
Che qualcosa non andasse nella coscienza azzurra della grossetana si era già capito durante l’estate, quando nel corso di varie interviste rimpiangeva il Patto del Nazzareno e non rigettava l’idea di una scissione da parte dei verdiniani. Rottura ufficiale arrivata due giorni fa, quando Faenzi con altri sei deputati e un senatore ha lasciato il gruppo Fi a Montecitorio per passare ad Ala.
«In quest’ottica – hanno scritto i transfughi in una nota – diviene importante offrire il proprio contributo per una politica di centro che abbia come riferimenti la società e il rafforzamento delle istituzioni».
E se queste sono state le parole in coro degli scissionisti, quelle di Faenzi parlano di una donna che resterà di «centrodestra», seppur in un nuovo soggetto che ha già fatto capire di appoggiare il governo Pd di Matteo Renzi (il 4 luglio scorso tutta la corrente verdiniana ha votato a favore della riforma Buona Scuola, Faenzi compresa).
Per lei, deputata della Repubblica Italiana dal 2008, capace di attraversare tutte le fasi del berlusconismo con Forza Italia prima, Popolo delle Libertà poi e ancora Forza Italia nella sua seconda rinascita, è una rottura profonda. I primi passi da politica praticante, infatti, li ha mossi proprio con la casacca azzurra, entrando a far parte nel 1998 come assessore alla Cultura e ai Servizi sociali nella giunta di Alessandro Antichi, lo stesso che ieri l’ha salutata via Facebook con nostalgia. «Un saluto e un abbraccio a chi se ne va e l’augurio che chi rimane (me compreso) sappia mostrarsi degno della storia di Forza Italia». È stato quello l’inizio di una grande carriera politica, che prende il volo nel 2001 con la prima elezione a sindaco di Castiglione della Pescaia, che governerà per i dieci anni avvenire sempre sotto la bandiera azzurra.
Nel 2008, poi, l’amico Verdini, toscano doc, convince Berlusconi a schierarla per le elezioni regionali contro il poi vincitore Enrico Rossi. Due anni fa, infine, ha tentato il colpaccio candidandosi a Scarlino nel tentativo di strappare per la prima volta il Comune al centrosinistra, ma l’impresa è fallita per pochi voti.
Tante tappe, tutte all’insegna di Forza Italia. Almeno fino a ieri, quando è arrivata la rottura, «nella consapevolezza – conclude Faenzi – che il mio impegno sul territorio e fra la gente sarà sempre presente anzi sarà ancora più incisivo per risolvere insieme i tanti problemi che ancora affliggono le città e le comunità locali».
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