Finanza
LUOGHI E COSE MEDICINE CONTRO L’OBLIO
di EMILIO GUARIGLIA L’importante, in tutto, è non dimenticare, scriveva Céline. E nell’Italia dalla memoria sempre più corta l’aforisma diventa imperativo. Per aiutare a non dimenticare c’è bisogno...
di EMILIO GUARIGLIA
L’importante, in tutto, è non dimenticare, scriveva Céline. E nell’Italia dalla memoria sempre più corta l’aforisma diventa imperativo.
Per aiutare a non dimenticare c’è bisogno di “cose”, di luoghi, di presenze fisiche. Occhio non vede cuore non duole, si dice; ciò che non ha luogo non esiste. Lo sapeva Foscolo cantore dei sepolcri, lo sanno bene (per esempio) gli ebrei, costretti _ affinché la negazione non vinca sulla verità della storia_ a fare di Auschwitz un museo del dolore e a costruire un muro sul quale piangere fino alla fine dei tempi. Nessuno dei milioni di ebrei uccisi dal nazismo è morto sotto quel muro a Gerusalemme. Ma la memoria _ quella fisica, l’unica capace di non disperdersi nel vento insieme con il fumo dei camini – è lì.
In tanti, in questi giorni, abbiamo scoperto che la scuoletta di Maiano Lavacchio non è quella del processo e dell’eccidio. Poco importa. Per tutti, fino ad oggi, la memoria è stata lì. Cancellare quel luogo significa cancellare un presidio di memoria. Fondamentale, specie per i bambini, che ancora oggi a Maiano salgono accompagnati dai loro insegnanti e che imparano, guardando e respirando quella scuola, come la follia possa trasformare un luogo di felicità e protezione in un incubatore di terrore e morte. Meglio allora lasciarla lì, magari cogliendo l’occasione per darle maggiore dignità, come nessuno (nessuno, sia chiaro) fin qui si è impegnato a fare.
Se così sarà, il sindaco attuale si fregerà del merito di aver costretto tutti a riaccendere l’attenzione sulla strage (strage fascista, sindaco, non nazista: le parole pesano) di Maiano Lavacchio e sui Martiri d’Istia. Sì, loro, quei ragazzi che il correttore automatico del pc e tanti grossetani distratti ribattezzano Martiri d’Istria, capovolgendo ignari la storia.
E di tutto oggi c’è bisogno tranne che di dimenticare o di capovolgere la storia.
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