Italia
«Il contratto non c’è, esproprio non valido»
Castel del Piano, colpo di scena per l’indennizzo pagato 8.500 euro. La minoranza: «Annullare gli atti»
CASTEL DEL PIANO. Colpo di scena nella vicenda dell’indennizzo pagato dal Comune di Castel del Piano a un privato per l’esproprio di un terreno dove dovrebbe passare una strada, vicenda aspramente contestata dal gruppo di minoranza “Per un Comune di tutti”. Il contratto d’affitto del terreno a una terza persona, sulla base del quale il Comune ha calcolato l’entità dell’indennizzo, 8.500 euro, non si trova. O, per meglio dire, pare non esistere in forma scritta. Per questo la minoranza torna a chiedere di annullare l’intera operazione.
La polemica inizia il 10 giugno quando il consiglio comunale si pronuncia per una «rettifica di un errore materiale della deliberazione consiliare concernente l’acquisto di resedi di terreno in zona Pip». Quel giorno però gli atti non sono disponibili per la consultazione e per protesta il capogruppo di opposizione, Sandro Ginanneschi, abbandona l’aula.
Nel consiglio comunale successivo sempre Ginanneschi insiste nelle proprie richieste di accesso e chiede che la delibera che approva l’indennizzo venga revocata; la maggioranza, però, un’altra volta respinge la richiesta.
La minoranza non demorde e a luglio il segretario comunale consegna il fascicolo con il calcolo dell’indennizzo non solo a Ginanneschi ma anche al sindaco, al funzionario responsabile Paolo Pericci e al geometra Matteo Bognomini.
E qui nasce l’ultima perplessità della minoranza. Per fare tale calcolo occorre, secondo la minoranza, un contratto di affitto fra i due privati. Occorre cioè stabilire a quanto ammonta il mancato guadagno per il proprietario del terreno una volta che non può più incassare i soldi dell’affitto. Ma questo contratto, a quanto pare, c’è in forma scritta.
«In forma scritta non c’è proprio e se davvero era un contratto orale fra i due soggetti – incalza Ginanneschi – non credo che valga legittimamente».
Il 4 settembre la minoranza ne ha parlato con il sindaco revisore e poi, con una mozione inviata a sindaco, segretario comunale e sindaco revisore, ha chiesto sia la revoca in autotutela delle delibere 6 del 27 marzo e 17 del 10 giugno, sia che il consiglio comunale torni a votare dopo aver letto l’integrale documentazione».
Dal canto suo il sindaco Claudio Franci, di fronte alla richiesta di tornare a votare in consiglio comunale, mandando in fumo mesi di attività amministrativa, spiega: «Prendiamo atto della nuova mozione della minoranza. La materia è assai complicata ma pare, per lo meno riguardo a quanto abbiamo in mano finora, che l’atto sia legittimo. L’indennizzo è frutto della valutazione dell’ufficio tecnico; la relazione che ci ha messo a disposizione è stata ritenuta veritieria e legittima dal consiglio comunale. Stiamo consultando i nostri avvocati ma crediamo, almeno a quel che risulta adesso, di poter chiudere la partita».
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