Il dolore
Firma il referendum, scatena la guerra nel Pd
Protagonista della polemica il vicesindaco che ha messo il suo nome nella petizione di Possibile
GAVORRANO. È nata sui social, si è spostata nei circoli. Una polemica di poco conto, se si guarda agli esiti a cui ha portato; ma rappresenta comunque lo specchio del fermento che sta attraversando il Partito democratico nei comuni delle Colline Metallifere, dove diversi esponenti di spicco, negli ultimi mesi, hanno rimesso la tessera seguendo le tendenze anti-renziane a livello nazionale. Nasce proprio da qui, questa polemica, da uno di questi esponenti ex Pd: William Capra, ormai ex capogruppo democratico in consiglio comunale a Gavorrano, impegnato in questi giorni nella raccolta firme per il referendum organizzato da Possibile, il nuovo soggetto partorito da un altro ex Pd, Filippo Civati, da cui Capra ha sempre preso ispirazione.
Ed eccoci con la polemica: perché su quella raccolta firma ha messo il suo nome anche Giulio Querci, vicesindaco di Gavorrano ed esponente Pd.
Una mossa che non è piaciuta per niente ai suoi, che non hanno nascosto la propria bocca storta né sui social né fuori. Ma Querci difende la sua firma: «democrazia è poter scegliere» dice. Forse, in un altro contesto, la vicenda avrebbe avuto meno risonanza. Ma dopo le uscite dal partito in ogni angolo delle Colline Metallifere, da Follonica a Massa Marittima passando appunto per Gavorrano, ecco che la mossa di Querci ha fatto discutere dentro il Pd.
L’interessato, però, è sicuro di non aver fatto nulla di male. «Ritengo giusto aver firmato perché dare la possibilità al popolo di dire la propria opinione, qualunque essa sia, lo ritengo sempre giusto. Mi si accusi pure di demagogia» dice. I temi che riguardano il referendum, per inciso, sono scuola, ambiente, lavoro e democrazia. «Sono in gran parte temi sui quali molti tesserati, sostenitori ed elettori del Pd chiedono a gran voce la possibilità di esprimersi» continua il vicesindaco, ricordano l’idea di «pluralità all'interno del partito, concetto da sempre caro a chi sosteneva la rottamazione a tutto spiano».
Insomma, per Querci la discussione che si è sollevata ha poca sostanza, anche perché già esponenti illustri del partito hanno firmato per lo stesso referendum. «A tutti gli scienziati della politica che si lanciano in congetture mirabolanti riguardo al ruolo ed al significato della firma di oggi del sottoscritto – conclude - ricordo che i presidenti delle Regioni Puglia, Marche, Calabria, Abruzzo, Basilicata e Molise più che probabilmente sosterranno uno o più referendum. Tutti loro sono esponenti ben più rilevanti del sottoscritto e hanno ruoli dirigenziali nel Pd nazionale».
E se con queste parole la polemica via social è finita con scherzi e battute, il confronto dentro al Pd nella zona nord va avanti.
Alfredo Faetti
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