La protesta
Costa, chiesto il danno punitivo
Nell’appello i legali insistono nelle omissioni dell’armatore
GROSSETO. Anche gli avvocati di parte civile del pool “Giustizia per la Concordia”, Alessandra Guarini, Annamaria Romeo, Massimiliano Gabrielli e Cesare Bulgheroni, hanno presentato appello contro la sentenza che ha condannato Francesco Schettino per il naufragio della Costa Concordia del 13 gennaio 2012, «puntando di nuovo - spiegano in una nota - sulla richiesta di danno punitivo di derivazione statunitense per ottenere provvisionali fino a 300 mila euro ed un risarcimento finale molto più congruo e consistente». Le parti civili, si ricorda, in primo grado hanno ottenuto provvisionali tra i 30 e 50 mila euro.
I legali ritengono che «la sentenza non abbia tenuto conto dei comportamenti omissivi della compagnia armatrice, la Costa Crociere spa, che hanno contribuito alla causazione del naufragio (tra cui l'impreparazione dell'equipaggio alle emergenze, l'insufficienza dei sistemi di sicurezza della nave ed il loro malfunzionamento e la pratica dei cosiddetti “inchini” fatti dai comandanti delle loro navi ai luoghi di interesse turistico)». Il naufragio, ricordano i legali, «è avvenuto proprio nel corso di un inchino - e cioè di un passaggio ravvicinatissimo alla costa - che Schettino intendeva fare al Giglio per omaggiare il maitre, nativo del Giglio. La pratica dell'inchino in particolare era diffusa per interessi di carattere promozionale ed risultata estremamente pericolosa come, appunto, il naufragio della Concordia ha dimostrato».
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