Il Tirreno

Grosseto

Caos sostegno, bimbo resta senza maestra

Una mamma: «Mio figlio disabile grave, prima gli assegnano un’insegnante e poi gliela tolgono»

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GROSSETO. È disperata Anna (nome di fantasia). Non manda suo figlio al nido da una settimana. Se lo tiene a casa – è costretta a farlo – perché la maestra non c’è. Il suo bambino del resto non può condividere l’insegnante con due /tre decine di coetanei: ne ha bisogno di una tutta per sè, non perché faccia le bizze, tipiche di tutti i bimbi del mondo, ma perché ha una disabilità grave. E la maestra non c’è. O meglio: prima c’era e poi all’improvviso non c’è stata più.

É maggio 2015. Anna iscrive suo figlio in un asilo di Grosseto: si tratta di una struttura che lei giudica molto buona. Parla con il dirigente e lo informa che suo figlio ha un problema grave e che quindi avrà bisogno del cosiddetto “sostegno”. Nessun problema.

Il 15 settembre suona la prima campanella. Anna porta suo figlio all’asilo. L’insegnante per lui è lì: peccato che ci potrà essere – viene a sapere la mamma – solo per la metà delle ore previste. Anna non si fascia la testa prima di essersela rotta: del resto quella maestra – a cui si è presentata e con cui ha parlato – le piace tanto: sembra in gamba, ha esperienza, è l’ideale per suo figlio. C’è un solo neo, ma Anna non se ne fa un cruccio: «La maestra assegnata a mio figlio – racconta – è stata subito costretta a dare una mano alla collega che da sola doveva prendersi cura di ben ventotto bambini. E così con mio figlio ci sono stata io».

È il secondo giorno di asilo. E c’è una doccia fredda: «Mi hanno detto che l’insegnate non sarebbe più stata quella del giorno precedente – dice – e che avrei dovuto aspettare che ne venisse nominata un’altra, che sarebbe stata comunque una supplente ma a tempo pieno».

Anna è molto dispiaciuta perché la persona che avrebbe dovuto prendersi cura di suo figlio le dava fiducia, ma non si perde d’animo. Aspetta un giorno, ne aspetta due, tre... Con oggi ha aspettato una settimana: è da mercoledì 16 settembre che aspetta. Ha parlato con il personale della scuola, con le altre insegnanti. Si è recata persino all’Ufficio scolastico per capire che fine abbia fatto la maestra per suo figlio.

Le chiediamo come a scuola le abbiano giustificato la “sparizione” dell’insegnante. «Mi hanno detto solo – ci riferisce – che è stata assegnata ad un altro bambino la maestra “a 12 ore” che era stata precedentemente assegnata a mio figlio. E mio figlio è rimasto fuori». A chi guarda dall’esterno sembra un tragico “tiro” per la giacca: “questa maestra è di mio figlio”, “no è del mio”. «Io sono certa che anche l’altro piccolo ne avesse bisogno – si mette una mano sul cuore Anna – Il problema non è questo, ma il fatto che temporeggino, che mi rimbalzino da una parte all’altra, che posticipino l’arrivo da un giorno all’altro e ora da una settimana a quella successiva, che mi parlino di problemi burocratici – continua – Io vorrei capire se e quanto è colpa della burocrazia. Mi hanno persino detto che i telefoni della scuola sono intasati per il flusso di telefonate che parte verso le maestre: e che loro non rispondono. Mi sento presa in giro». Possibile che con tutta la penuria di lavoro che c’è in giro, un’insegnante si mette in graduatoria e poi non risponda quando la chiamano per convocarla per la nomina?

Morale della storia, il figlio di Anna è a casa da mercoledì 16 settembre. «Ho deciso di tenerlo a casa – ci dice – che altro posso fare? Possibile che oltre alla penalizzazione dell’handicap mio figlio debba subire anche quella dei ritardi delle nomine? Io non so più che fare».

Giovanna Mezzana

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