Attenzione
Settecento segnali per il 2115
Tantissimi grossetani inviano il loro messaggio con la capsula del tempo
GROSSETO. Sarà la voglia di non arrendersi al tempo che passa, sarà quella vertigine d’immortalità nel consegnare un messaggio ai posteri. Qualcuno forse c’era per gioco, qualcun altro perché è un irriducibile fan di “Ritorno al futuro”. Di certo c’è che in una notte di fine estate, una notte speciale dedicata all’arte e alla cultura, centinaia di persone si sono arrampicate fino al Cassero senese, oltre la piazza d’armi, nel giardino che domina il bastione, per assistere all’interramento della capsula del tempo, “dispositivo ludico per l’immortalità”.
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Il box in plexiglass, ben sigillato dentro uno scafandro di cemento, è stato posato nella terra. Sopra, la targa con le disposizioni: «Interramento 19-09-2015, apertura 19-09-2115». Dentro un contenuto prezioso: non oro e gemme, ma quasi settecento memorie (675, ad esser precisi) riprese in video, oltre a piccoli oggetti di oggi, per i grossetani del 2115, perché conoscano come si viveva nel “lontano” 2015.
L’evento è stato l’atto finale della Notte Visibile della Cultura, uno degli eventi clou de La Città visibile, la grande mostra organizzata da Cedav e Fondazione Grosseto Cultura in città (cuore della manifestazione è il Cassero, ma ci sono mostre e iniziative in diversi angoli del capoluogo) e in molti paesi della provincia.
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Per l’occasione i performer della compagnia romana Dynamis teatro hanno replicato a Grosseto un lavoro inaugurato a luglio in Trentino: raccogliere per una settimana videointerviste degli abitanti del posto e senza che nessuno le veda – neanche i performer della compagnia – chiuderle in una capsula del tempo per consegnarle, intatte, a chi ci sarà nel 2115.
«È stato un momento storico per la città – spiega Andrea De Magistris, il regista di Dynamis teatro – c’era veramente tantissima gente, più che in Trentino, un po’ perché abbiamo rodato il sistema e un po’ per la gente di qua. È stato davvero interessante vedere così tante persone partecipare. Di solito il teatro è frequentato da un certo “salotto”; ideare un progetto “orizzontale”, che fosse comprensibile dal bambino all’anziano era il nostro obiettivo: lavorare sul territorio e coinvolgere il territorio».
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Nella settimana di esplorazione urbana i performer di Dynamis teatro hanno raccolto centinaia di videointerviste. Una parte è stata registrata in modo privato nella saletta del Cedav, dove quasi settecento persone sono entrate, da sole, e si sono sedute davanti alla telecamera. Cosa hanno raccontato lo sapranno solo i grossetani del 2115 poiché questo materiale è stato fatto confluire in un’unico video che è stato inserito direttamente nella capsula, senza che nessuno lo abbia visionato prima.
«In realtà un’eccezione c’è stata – spiega De Magistris – per un’anziana signora di oltre ottant’anni che ci si è avvicinata e ci ha chiesto chi eravamo e cosa stessimo facendo. Gli ho raccontato il progetto e lei mi ha detto: “Mi piacerebbe entrare, ma solo se mi accompagni”. La registrazione è durata quaranta minuti. Ha raccontato la sua vita di contadina, com’era stare sotto il caporalato, la conquista di un orto tutto per sé: è stato come rivitalizzare la sua storia».
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Un’altra parte di interviste, invece, è stata registrata in giro per la città, nei negozi, nei bar, per le strade, al mercato coperto. Messaggi, auguri, desideri per i grossetani del prossimo secolo. Tra chi ha salutato i futuri parenti e chi ha promesso di tifare per il Grifone «anche fra duecento anni», in molti – soprattutto persone adulte – hanno inviato nel prossimo secolo un messaggio di augurio per i giovani e di speranza per la conservazione della natura e della terra «con poco cemento», dell’agricoltura e dei mestieri nei quali si conservi «il contatto umano, perché non sia tutto meccanico». C’è chi ha avuto un pensiero per la tragedia dei migranti che sbarcano sulle nostre coste e si è augurato «che non succeda più», chi confida nei futuri mangiatori di porchetta o in una minore importanza della cosmesi. Messaggi di speranza in un mondo migliore, insomma. Per la Grosseto che verrà fra cento anni, ma forse anche già per la Grosseto di oggi.
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