Il Tirreno

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pericolo alluvione

«L’Ombrone deve essere vissuto»

Terramare chiede il Contratto tra enti per sistemare il fiume

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È passato un anno da quando l’associazione Terramare e la Uisp condussero il primo monitoraggio integrale del fiume Ombrone in canoa, denunciando alcune emergenze tra cui quelle di due auto in alveo, quantità enormi di manicotti d'irrigazione imbrigliati sulle sponde, tagli indiscriminati di vegetazione ripariale.

Dopo un anno, nonostante siano stati condotti alcuni incontri in Provincia, l’associazione non ha potuto strutturare il Contratto di Fiume Ombrone per programmare e pianificare le operazioni di riqualificazione del bacino fluviale.

«Alla luce di quanto accaduto lo scorso fine agosto - afferma Maurizio Zaccherotti - presidente dell’associazione Terramare e coordinatore area Acquaviva Uisp, ribadiamo la nostra ferma posizione nel velocizzare le operazioni per attivare il Contratto di fiume Ombrone.

La preoccupazione più grossa oltre a quella di possibili altri disastri a breve, è che si proceda con l'attuazione di opere che di fatto indeboliscano ancora di più il fiume. Dobbiamo uscire dalla logica dell'emergenza e pianificare azioni di messa in sicurezza che non interferiscano con l'ambiente e con le varie attività legate al fiume Ombrone e suoi affluenti».

A seguito della passata alluvione i volontari dell'associazione Terramare hanno effettuato alcuni sopralluoghi sul litorale costiero e su alcuni tratti del fiume per verificare la presenza di elementi estranei che possano aver accelerato il processo di alluvione.

Da una prima analisi emerge che tutti quegli elementi che contribuiscono ad ostacolare il normale deflusso delle acque (manicotti irrigazione, rifiuti ingombranti, residui di opere di sponda, etc) sono ancora in alveo, si spostano di poco, quindi rappresentano dei veri e propri ostacoli fissi e non temporanei che il fiume espelle durante le piene.

In altri tratti invece manca la vegetazione riparia e aumentano i fenomeni erosivi.

«L'Ombrone è una bomba ad orologeria - prosegue Zaccherotti - condividiamo perciò le dichiarazioni del vicepresidente di Confagricoltura Jacopo Giannuzzi Savelli; non possiamo pensare all'Ombrone come un elemento lineare esclusivo della provincia di Grosseto. Il fiume va inteso nella sua interezza, con particolare attenzione ai suoi affluenti principali, ma dobbiamo evitare di procedere con azioni tampone. La messa in sicurezza dei fiumi non può assolutamente essere intesa come una pura operazione idraulica. Entrano in ballo aspetti ecologici e culturali importanti che non possono essere trascurati, non ultimo le attività sportive e turistiche che vivono con il fiume».

Per l’associazione Terramare quindi, il fiume Ombrone (uno dei fiumi individuati dalla Regione e Ministero come prioritari da gestire) deve tornare ad essere meta di frequentazione quotidiana, luogo da vivere e condividere, sfruttandone tutte le sue potenzialità.

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