Il Tirreno

Grosseto

«Caro Camilli, da oggi sarai solo signor»

«Caro Camilli, da oggi sarai solo signor»

L’ex segretario del Grifone risponde all’ex presidente: lasciati in mezzo all’uragano dopo aver perso la C

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GROSSETO. Per un paio di stagioni ha lavorato fianco a fianco con Piero Camilli. Vincenzo di Giulio l’ex comandante del Grifone lo conosce bene (era stato segretario dell’Us Grosseto per un paio di stagioni). Ma sulle parole rivolte alla città di Grosseto e ai tifosi non se la sente di tacere. «Ognuno deve sentirsi libero di fare le proprie scelte - dice - soprattutto quando queste non inficiano né travalicano il rispetto altrui. Così come è stata una sua precisa scelta venire a Grosseto per rilevare la squadra di calcio, che ad onor del vero, in quel momento (2000) navigava in acque agitate così rispetto la sua scelta di lasciarla in mezzo all'uragano». Non c’è livore nelle parole di Di Giulio. Camilli aveva risposto ai tifosi che lo hanno accusato di non aver voluto regalare il titolo alla città e che hanno storto la bocca per la sua sponsorizzazione al Roselle senza girarci intorno.

«La storia, ossia i dati oggettivi e incontrovertibili ci dicono che lei da presidente ha raggiunto traguardi fulgidi di cui noi tifosi ne siamo stati contenti e riconoscenti. Questo le si deve: "Dare a Cesare le cose di Cesare a Dio quelle di Dio". - dice ancora Di Giulio - A me, ma penso anche a parecchi altri grossetani, non interessano i motivi per cui lei ha fatto questa scelta né mi permetto di sindacare se lei vuole fare da sponsor al Roselle calcio. Una cosa devo dirla: lei non è l'unico presidente di una squadra di calcio né è stato l'unico del F.C. Grosseto, però mi è sembrato uno dei pochi che si è sempre arrogato il diritto di inveire contro la città, le sue istituzioni e i tifosi mettendo sempre in primo piano le sue ricchezze, i suoi soldi e quant' altro ancora».

La raccolta di soldi per la nuova società è stata un atto di cuore per tanti tifosi. Sul quale, per molti, è ingiusto esprimere giudizi. «Ci siamo uniti e abbiamo messo una piccola cifra per cambiare la realtà in cui eravamo piombati. Non abbiamo fatto la sagra della Ranocchia, semmai avremmo fatta quello del tortello ma ci siamo messi la mano sul cuore e grazie a questo e a qualcuno, sia in città che fuori, che ha raccolto il nostro appello ci siamo iscritti alla serie D. Non abbiamo voluto mercanteggiare un piatto di pasta per finanziare la squadra, l'abbiamo fatto per l'amore della squadra e di questa città, arrivando là dove lei ci prese nel 2000».

E aggiunge: «Lei con la scelta che ha fatto di lasciare la nave ha perduto anche il titolo di Comandante che noi generosamente le appellammo in quel luglio 2000, se ci viene a trovare la chiameremo signor Camilli o signor Piero, non ne abbia a male. Abbiamo perso la serie C ma anche quei pregiudizi, quelle forme gratuite di aggressività che erano state modellate durante gli incontri del Grosseto dove gli avversari erano solo nostri "nemici" e gli arbitri "persecutori". Spesso proprio la tribuna vip, dove certa gente che si definiva nobile e titolata imitava il loro "Comandante" per accaparrarsi uno sguardo benevolo da parte sua». Camilli ha detto la sua. Di Giulio, ha voluto rispondere. «Le sue parole - aggiunge - offendono una città non solo i tifosi e ciò nel 2015, dove anche Barack Obama, che è un pochino più potente di lei, non si permette di dire perché potrebbe essere additato come un'ignorante e cialtrone, senza contare che dimostrerebbe di avere una cultura ancora ancorata ai feudi medievali».

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