Il Tirreno

Grosseto

Taglio dei pini, parola agli avvocati

di Francesca Gori
Taglio dei pini, parola agli avvocati

Il Comune spende 6.000 euro per difendere i suoi tecnici davanti al Capo dello Stato: «E poi chiederemo i danni»

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GROSSETO. Querele, ricorsi al Capo dello Stato. Incarichi affidati ad avvocati per difendersi e soldi che escono dalle casse del Comune proprio per difendersi dal ricorso presentato da Maria Patrizia Latini, responsabile della Lipu grossetana.

Il Comune ha dovuto infatti impegnare seimila euro per dare incarico a un avvocato fiorentino di difendere l’amministrazione in questa vicenda. Che viene da lontano e che riguarda il taglio dei pini malati tra Grosseto e Principina.

La signora Latini, a titolo di semplice cittadina, aveva presentato a ottobre dell’anno scorso ricorso straordinario al Capo dello Stato contro l'ordinanza con cui il Comune, a giugno, aveva dato il via all'abbattimento di pini marittimi malati. I pini, come noto, sono stati attaccati da un insetto micidiale, il matsucoccus feytaudi. Le accuse che Latini muove al Comune sono note. Secondo la signora i tagli sarebbero «indiscriminati», fatti senza un esame preventivo e coinvolgerebbero anche piante sane. Il Comune, sempre secondo Latini, non avrebbe individuato i veri focolai e avrebbe operato senza controllo, poiché ha individuato quale controllore l'Arpat che non ha più competenza in materia (ha però subito rettificato).

Gli uomini della forestale sono andati in Comune e hanno acquisito la documentazione. E ora l’amministrazione ha deciso di passare al contrattacco. «Alla fine chiederemo i danni per tutta questa vicenda - dice il sindaco Emilio Bonifazi - perché qui non si tratta soltanto di spendere soldi che potrebbero essere impiegati per pagare ad esempio l’affitto per un anno a una famiglia che ne ha bisogno. Ma anche di difendere i nostri tecnici da accuse che non hanno né capo né coda. È come dire che siamo tutti degli incompetenti».

Le polemiche sul taglio dei pini in città e fuori sono ben note. E sono anche finite sul tavolo del procuratore. «Non avevo mai querelato nessuno - dice Bonifazi - ma quando è venuta fuori questa storia sul ricorso siamo stati pubblicamente offesi per la scelta di tagliare alcune piante che erano malate. Questo fatto non riguardava soltanto me e l’assessore competente, Giuseppe Monaci, ma coinvolgeva anche i nostri dipendenti, i tecnici che hanno stabilito dove e come tagliare e gli operai che hanno fatto quei lavori. Sono stati apostrofati per strada nel peggior modo e questo non possiamo permettercelo».

Con trentaduemila piante in città e la bellezza di 1.200 ettari di pineta nel solo territorio comunale, di lavoro da fare ce n’è tanto.

«Se un pino cadesse sull’abitazione di chi ha promosso il ricorso perché non è stato tagliato da noi se pericoloso - dice - avrebbero ragione a protestare. Ma accusare noi di far male il nostro lavoro e mortificare i bravi tecnici che dovrebbero invece essere valorizzati non ci sta più bene». A costo di spendere anche queste seimila euro, per mettere la parola fine a questa vicenda.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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