Sicurezza
Colpo di scena per la scuola dell’eccidio
Bufera sull’immobile di Maiano Lavacchio venduto dal Comune, ma il sindaco si difende: «La strage non fu commessa lì»
MAGLIANO. Il sindaco di Magliano in Toscana, Diego Cinelli, mette in vendita la scuola di Maiano Lavacchio e scoppia la bufera. In molti si inalberano («La memoria storica non si mette all’asta»), anche se la scuola dov’è avvenuto l’eccidio non sarebbe in realtà quella messa in vendita ma un altro edificio che attualmente ospita un ristorante. La memoria storica sarebbe dunque salva.
Fra i più duri nei confronti del sindaco di Magliano è Leonardo Marras, consigliere capogruppo di maggioranza in Regione Toscana.
«La scuola di Maiano Lavacchio dove furono uccisi il 22 marzo del 1944 11 giovani e dove sulla lavagna fu scritto da una delle vittime “Mamma, Lele e Corrado un bacio” è un bene della collettività, testimone del nostro passato e non può essere venduta - dice Marras - Quella lavagna, appesa dal dopoguerra nella stanza del sindaco di Grosseto, è un simbolo e un monito. Così lo sono anche quelle povere mura. Pensare di dar via un luogo protagonista di una pagina della nostra storia vuol dire pensare di vendere un pezzo di memoria, ed è un errore imperdonabile. Le difficoltà economiche dei Comuni e le ristrettezze a cui sono obbligati i bilanci degli enti pubblici in questo periodo - insiste il consigliere regionale - non possono giustificare la scelta di privare la collettività di luoghi preziosi e con un immenso significato. Sono, anzi, luoghi da proteggere, conservare con cura e valorizzare, da far conoscere il più possibile perché ciò che è stato non si ripeta».
Per questo motivo lo stesso Marras si è fatto promotore di una petizione online perché «chiunque lo desideri possa scrivere con decisione il proprio No alla vendita della scuola di Maiano Lavacchio e dichiarare la propria disponibilità anche economica ad acquistarla e mantenerla pubblica. Un bene collettivo va difeso ed ognuno deve fare la sua parte affinché resti tale e, anzi, sia conosciuto sempre di più».
La sua sull’alienazione della scuola la dice anche il segretario di Spi Cgil, Lorenzo Centenari sostenendo che «non si fa cassa con la memoria».
Il segretario lo dice in una lettera che avrebbe invitato anche al sindaco Cinelli pregandolo di tornare sui suoi passi.
Sulla stessa lunghezza d’onda è Luciana Rocchi direttrice dell'Isgrec che ha scritto una lettera aperta a Cinelli invitandolo «a non costringerla a dare conto di quello che in molti giudichiamo un oltraggio alla memoria e alla storia, non solo locale. Una contraddizione inspiegabile, rispetto a una sensibilità che le era stata attribuita».
Contrari alla vendita anche l’onorevole Luca Sani e Sel.
Dal canto suo Diego Cinelli non ci sta a passare come un sindaco insensibile agli eventi storici del suo paese e coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
«Sono stato proprio io – dice - un sindaco di destra, definito fascista, a portare per la prima volta a Magliano la lavagna dei fratelli Matteini. La scuola in cui venne fatto il processo non è quella in vendita ma quella che adesso ospita un ristorante. Quella che io vendo fu costruita dopo».
Ma non basta.
«Il 28 settembre abbiamo un incontro con la Soprintendenza per avviare il restauro del monumento alla memoria dell'eccidio. Abbiamo fatto anche una cena per raccogliere fondi ma nessuno di quelli che mi chiama fascista era presente».
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