Il Tirreno

Grosseto

ASCOLTARE LA FORZA DEL DESIDERIO

di EMILIO GUARIGLIA

di EMILIO GUARIGLIA L’Arena Tirreno nasce da una risata. È il 23 febbraio 2015 e la città – grazie alla Libreria Palomar – incontra una delle più celebri scrittrici del Mondo, Amelie Nothomb. La...

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di EMILIO GUARIGLIA

L’Arena Tirreno nasce da una risata. È il 23 febbraio 2015 e la città – grazie alla Libreria Palomar – incontra una delle più celebri scrittrici del Mondo, Amelie Nothomb. La traduttrice porta alla platea i complimenti della Nothomb («Ha visitato il vostro centro storico e dice che è bellissimo») e la platea ride, trecento grossetani ridono convinti che sia una battuta, un paradosso.

L’Arena Tirreno si consolida domenica 16 agosto 2015: il cielo sulla Maremma è grigio e migliaia di turisti in vacanza tra mare e campagne si riversano a Grosseto. Sul Corso, alle 11, non si dà un passo, ma il Corso – come tutto il centro storico – è chiuso per ferie. E i turisti vagano, sbalorditi e inferociti, cercando un caffè, un ristorante, un negozio...

Perché i grossetani non credono nella bellezza della loro città? Perché non credono nella sua vocazione turistica, che pure sembra uno degli strumenti chiave per affrontare le difficilissime sfide del futuro?

Su queste domande si è interrogato il Tirreno in queste settimane, su queste domande cercava una riflessione l’Arena del Cassero. Un pezzo dopo l’altro, con semplici ricerche d’archivio, abbiamo cercato di raccontare i luoghi e di fotografare – non più a bocconi ma in un quadro unitario – prima ancora che un decadimento edilizio (spesso tamponato o fermato da cantieri e lavori) quanto un sentimento di rinuncia. E poi abbiamo invitato i grossetani a uscire allo scoperto, a dire (e a dirsi) se davvero “non si può fare nulla” o se invece questa città _ a partire dal suo simbolo, le Mura _ può tornare a investire sul suo futuro. Tutta insieme, e non solo i suoi amministratori di oggi, di ieri e di ieri l’altro, le cui eventuali colpe non assolvono comunque chi si è arreso.

La risposta, di una chiarezza inattese, è arrivata. E a darle un volto basta l’entusiasmo con il quale il 16 settembre, alle cinque di un pomeriggio feriale, duecento persone si sono messe in fila per (ri)vedere i sotterranei del bastione Maiano. Per non dire dei tantissimi che, in questi giorni, sono saliti al Cassero o hanno inviato in redazione idee, proposte e opinioni con le quali riempiremo il giornale per mesi.

I grossetani del 2015 hanno voglia di riprendersi la loro storia e di usarla per tornare a sognare. Sui sogni, si sa, è facile costruire le carriere degli imbonitori, dei capipopolo salvatori della patria. Per questo la politica, pure nell’innegabile momento di crisi economica, è chiamata ad ascoltare. E a condividere, mai a spegnere, la forza di questo sogno.

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